"L'arresto mi ha liberato. I politici sono gli intermediari dei dirigenti per gli appalti"

Intervista esclusiva ad Alberto Di Nardi, l'imprenditore 'pentito' che ha fatto arrestare sindaci e funzionari dei Comuni. Ha raccontato la sua storia in un libro 'Il Corruttore'

Alberto Di Nardi si è raccontato in esclusiva alle telecamere di CasertaNews

E’ stato l’uomo che ha fatto ‘saltare il banco’ degli accordi corruttivi in diversi comuni della provincia di Caserta, iniziando a collaborare con la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per svelare tutti gli intrecci e le ‘tangenti’ pagate per ottenere appalti senza il ‘rischio della gara’. Ed ora Alberto Di Nardi, 36 anni, ex amministratore delegato della Dhi, ha deciso di raccontare la sua storia in un libro intitolato ‘Il Corruttore’ (Pellegrini editore, che sarà presentato ufficialmente mercoledì 8 novembre all'istituto diocesano di Caserta), un romanzo nato dal diario che ha scritto in carcere e durante la detenzione domiciliare dopo il primo arresto avvenuto il 7 marzo 2016.  In seguito alle sue dichiarazioni sono stati indagati (ed arrestati) i sindaci di Vitulazio (Luigi Romano), Teverola (Dario Di Matteo), Alvignano (Angelo Di Costanzo), Piedimonte Matese (Vincenzo Cappello), Casagiove (Elpidio Russo).

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Di Nardi, cosa spinge un ragazzo che ha una carriera nell’Eni a tornare in provincia di Caserta per occuparsi di un settore così delicato come quello dei rifiuti? “Ci sono motivazioni professionali e personali. La società è stata un’idea di mio padre e lui ha avuto sempre un forte ascendente su di me. Ho deciso di accettare anche perché credevo di poter tornare a Caserta per fare qualcosa per la mia terra, anche considerando che le inchieste della Dda avevano eliminato la camorra dal settore”.

Però si è passati da una camorra criminale ad una camorra ‘istituzionalizzata’. “I politici quando bandivano una gara aprivano le ‘bancarelle’, la mettevano in ‘vendita’ a chiunque. Io l’ho scoperto proprio dalla prima ordinanza che mi è stata notificata. L’allora sindaco di Maddaloni Rosa De Lucia la stava offrendo a tutti. Io li definisco i controllori dell’illegalità: tutte coloro che lavorano nelle gare pubbliche non devono controllare che tutti si svolga secondo le regole, bensì che tutto vada così come è stato deciso”.

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Non solo i politici però: lei ha tirato in ballo anche i funzionari dei Comuni. “I politici sono gli intermediari, coloro che fanno da mediazione tra gli imprenditori e la macchina burocratica. E’ normale che l’ultima parola spetta sempre al dirigente che, in base alla legge Bassanini, è l’unico ad avere in capo la responsabilità degli atti amministrativi. Ed io sono convinto che i dirigenti siano coloro che, alla fine, abbiano anche una grande importanza sulle scelte politiche, anche prima delle elezioni”.

Lei si ricorda la sua ‘prima volta’? Quando è sceso ad accordi illegali con un sindaco? “La mia prima volta è stata proprio a Maddaloni. Con l’insediamento della nuova amministrazione comunale di Rosa De Lucia ho notato che era iniziato qualche problema coi pagamenti delle fatture, cosa che prima non era mai avvenuto. Così cercai di capire quale fosse il problema e mi fu avanzata la prima richiesta. In pratica io dovevo pagare affinché venisse pagato il lavoro che avevamo svolto. In quel momento avevo due strade: denunciare o scendere a patti. Ho scelto la seconda, sbagliando”.

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Questo “modus operandi” si è poi ripetuto in varie occasioni ed in altri comuni. Dopo l’arresto però ha subito deciso di parlare coi magistrati. Perché? “Quando la notte del 7 marzo sono arrivati a casa i carabinieri è stata come una liberazione. Dissi ai militari che mi stavano per arrestare “mi avete fatto una cortesia stanotte”. Loro rimasero un po’ sorpresi da questa mia frase, ma in realtà grazie all’arresto io sono potuto tornare ad essere me stesso, cancellando quella persona che ero diventata”.

C’è chi però non crede completamente a questo suo pentimento: lo vedono come un modo per ‘scappare’ le proprie responsabilità. “Non è assolutamente così. Tant’è che io mi sono autoaccusato e ci sono ancora processi in corso anche su di me. Io volevo uscire da questo mondo che mi aveva inghiottito e l’arresto e la conseguente collaborazione con la Procura è stato l’unico modo per uscire dal tunnel”.

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