“L’infermiere con la faccia da angelo mi ha rovinato. Ora temo per la mia vita”

L’intervista esclusiva alla ragazza, vittima degli abusi del compagno della mamma. “Mi metteva il cuscino in faccia per non farmi gridare. Ora potrebbe essere scarcerato e temo ripercussioni”

La ragazza vittima di violenza sessuale

"Veniva di notte e si infilava nel mio letto. Mi sfilava il cuscino da sotto la testa e me lo metteva in faccia per non farmi urlare. Poi iniziava a toccarmi". Inizia così il racconto agghiacciante di una ragazza vittima di violenza sessuale da parte del secondo marito della madre. Abusi lunghi 15 anni, dal 2003 al 2018, fino a quando ha trovato la forza di denunciare tutto e far arrestare il suo aguzzino, un infermire di 55 anni di Marcianise e residente a Recale. 

Anna (nome di fantasia) oggi è una giovane donna, con i capelli scuri, gli occhi grandi ed una gran sete di giustizia. Ha scelto, all'alba del processo al patrigno orco, di raccontare il suo orrore a CasertaNews. Una storia di soprusi mai denunciati perché pensava che "non mi avrebbe creduto nessuno. In pubblico sembrava un angelo, attento e premuroso. Ma di notte si trasformava in un mostro".

Tutto ha inizio nel 2003 quando la madre della ragazza, all'epoca di appena 11 anni, inizia la relazione con l'infermire, suo collega di lavoro in una nota clinica casertana, con cui si sarebbe poi sposata nel 2004. "Approfittava che tutti dormissero - racconta ancora la giovane - per entrare in camera mia ed infilarsi nel mio letto in boxer. Poi, dopo avermi coperto il volto con un cuscino per non farmi urlare, iniziava a toccarmi". 

Anna era poco più che una bambina e non capiva cosa stesse accadendo. Quando, nei momenti in cui si trovava da sola con l'uomo, gli chiedeva cosa stesse facendo lui l'accusava di essersi "inventata tutto, non era vero niente, me l'ero sognato. Anzi ero io che ero sonnambula ed andavo da lui per toccarlo", le diceva. Parole che convincevano la bambina di essere lei quella "sbagliata".

"Non mi crederanno mai - ripeteva a sé stessa - La mia autostima era pari a zero". Abusi continui, ripetuti fino a quando la ragazza è diventata maggiorenne. Solo allora l'orco ha man mano smesso di infilarsi tra le lenzuola della giovane ma ha continuato con la sua ossessione. "Quando è andato via di casa, nel 2017, ha iniziato a mandarmi continui messaggi. Mi diceva che lui voleva stare con me e non con mia madre, che continuava a masturbarsi pensando a me. Mi minacciava anche che avrebbe ucciso mia madre". Tutto è durato fino a quando Anna non è riuscita più a sopportare ed è esplosa. Con il cellulare in mano è andata dai carabinieri della stazione di Macerata Campania che hanno acquisito prove tali da incastrare il mostro ed arrestarlo. Era il mese di novembre scorso.

Adesso il gip Nicoletta Campanaro ha disposto per il 55enne il giudizio immediato, con il processo che prenderà il via alla metà di marzo dinanzi alla seconda sezione (collegio B) del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. La ragazza si è costituita parte civile con l'avvocato Vincenzo Russo. "Voglio giustizia", ripete. E' pronta a riprendersi la sua vita anche se "ancora non mi sento libera da questo peso", racconta. 

Nel frattempo il legale difensore dell'uomo, l'avvocato Giuseppe Ferraro, ha presentato istanza di scarcerazione, anche dopo il trasferimento del 55enne dal carcere di Santa Maria Capua Vetere a quello di Secondigliano. "Ormai non ha nulla da perdere - dice ancora la giovane - Ho paura che se uscisse dal carcere possa farmi del male. Per questo ho deciso di raccontare la mia vicenda". 

Oggi Anna ha 26 anni, lavora, ha un fidanzato ed una vita normale e riesce a raccontare quell'orrore vissuto sulla propria pelle e per il quale consiglia di "non avere paura di non essere credute e denunciare tutto", conclude.  

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