Inchiesta della Corte dei Conti in Regione, coinvolti anche 4 casertani

L'indagine sulle proroghe alla commissione sulle partecipate

Il Consiglio regionale della Campania

Ci sono anche quattro consigliere regionali casertani, oltre al governatore Vincenzo De Luca e all’ex presidente Stefano Caldoro, tra i 34 destinatari delle contestazioni formali emesse dalla Procura della Corte dei Conti della Campania in relazione alla costituzione, nel 2015, e alla proroga per oltre due anni, di una commissione speciale d'inchiesta sulle società partecipate ritenuta dagli inquirenti "illegittima e dannosa”.

A finire nel mirino della Procura della Corte dei Conti campana sono i consiglieri casertani Stefano Graziano, Gianpiero Zinzi, Alfonso Piscitelli e Gennaro Oliviero. Con loro nel lungo elenco anche Tommaso Amabile, Enza Amato, Flora Beneduce, Francesco Emilio Borrelli, Stefano Caldoro, Luca Cascone, Mario Casillo, Tommaso Casillo, Armando Cesaro, Maria Antonietta Ciaramella, Rosa D’Amelio, Vincenzo De Luca, Carmine De Pascale, Maria Grazia Di Scala, Aniello Fiore, Alberico Gambino, Carlo Iannace, Alfonso Longombardi, Vincenzo Maraio, Antonio Marciano, Carmine Mocerino, Ersamo Mortaruolo, Monica Paolino, Luciano Passariello, Francesco Picarone, Loredana Raia, Maria Ricchiuti, Ermanno Russo, Michele Schiano Di Visconti e Raffaele Topo.

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L’invito a dedurre consegnato ai 34 consiglieri nasce dall’esposto dei grillini sulla commissione sulle partecipate. "Per due anni abbiamo denunciato puntualmente l’illegittimità delle proroghe concesse per i lavori - spiegano i consiglieri 5 Stelle Valeria Ciarambino e Maria Muscarà - rivelatisi tra l’altro inconcludenti, della Commissione d’inchiesta sulle società partecipate della Regione Campania. Come Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale siamo stati gli unici a esprimere voto contrario alle richieste di proroga, richiamando il combinato Statuto e Regolamento che vieta le proroghe e anzi stabilisce, con l’articolo 44 comma 4, che i lavori non superino i 6 mesi. In questo caso sono state chieste e ottenute ben tre proroghe. Il dato paradossale è che, nonostante due anni, tre proroghe illegittime e ulteriori sessanta giorni non previsti dallo statuto regionale, è stato a tal punto inconcludente il lavoro della Commissione, che all’esito dei lavori il presidente Passariello si è addirittura vergognato di leggere la relazione in aula, limitandosi a inviarla via mail. L’unico risultato ottenuto - concludono i due consiglieri grillini - come conferma l’indagine della magistratura contabile, è quello di aver sperperato impropriamente il denaro pubblico, ben 300mila euro tra ufficio di presidenza e spese per il personale assegnato di supporto”.

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