Inchiesta Dda sul voto, candidati appoggiati dagli eredi del boss

Contatti incrociati sulle elezioni 2012, i Mazzara presenti direttamente nei seggi. Ed al funerale del nipote morto anche una delegazione della polizia municipale

Amedeo Mazzara, boss di Cesa

Contatti incrociati e costanti avvenuti prima, durante e dopo le elezioni di Cesa del 2012, che hanno visto un “interesse diretto” di alcuni esponenti del clan Mazzara sul voto del paese atellano alle porte di Aversa. Interessati, secondo alcune fonti confidenziali, a dare “forza e voti” ad una lista e ad una candidata che avrebbe poi dovuto aiutare il gruppo per un’operazione urbanistica molto delicata. 

Sono questi gli elementi che hanno spinto la Direzione distrettuale antimafia a verificare quanto accaduto nella tornata elettorale del 2012 che si chiuse con la vittoria del medico Cesario Liguori, leader della lista “Cesa al Centro” (che aveva sfidato Domenico Mangiacapra di Progetto Democratico), grazie anche al supporto ottenuto dalla famiglia Mazzara, che ha appoggiato apertamente una candidata al consiglio comunale, che poi ha avuto un ruolo di notevole rilievo dopo il successo elettorale.

Un intreccio di interessi che, secondo le informative degli inquirenti, attualmente al vaglio della Procura antimafia, coinvolgerebbero anche imprenditori del territorio considerati vicino agli eredi del boss Amedeo Mazzara. Che, per far capire chiaramente il loro “posizionamento politico”, hanno presidiato personalmente i seggi nella tornata elettorale della primavera 2012. Tutto messo nero su bianco da chi ha seguito, direttamente, il voto. Ed ha potuto notare anche quello che è accaduto al termine dello scrutinio, con diversi appartenenti alla famiglia Mazzara pronti a fare festa alla loro candidata eletta, con tanto di rose e cori per l’occasione.

Una vicinanza che poi sarebbe stata "certificata" anche successivamente, in un momento molto particolare, quello relativo alla morte del nipote del boss nel 2013: ed al suo funerale ad Aversa era presente una folta delegazione dell'amministrazione comunale di Cesa, capeggiata proprio dal sindaco, accompagnato per l'occasione anche da una delegazione della polizia municipale del paese atellano. Ed altre conferme sarebbero giunte anche da intercettazioni svolte, durante il mandato, proprio sull'utenza dell'amministratore "appoggiato" dal clan Mazzara.

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L’obiettivo? Secondo gli inquirenti sarebbe chiaro: riuscire ad ottenere la modifica della destinazione urbanistica di un'area verde destinata, da Prg, a zona agricola, che si trova al confine tra i comuni di Cesa, Aversa e Sant’Antimo (contrada Arena e contrada Pupatella). Un’area che è stata già al centro di “attenzioni” per possibili modifiche tant’è che erano stati già realizzati lotti “spacciati” con destinazioni commerciali e turistiche ma che, invece, secondo gli inquirenti, erano stati realizzati come civili abitazioni e come tali doveva essere venduti. Un’area che aveva creato già “preoccupazioni” in chi si era opposto, nei tempi addietro, al cambio di destinazione urbanistica, al punto da “temere ritorsioni” direttamente dagli uomini del clan Mazzara. Ed a confermare questa tesi, ci sarebbe anche un altro elemento: un imprenditore che aveva garantito l'appoggio elettorale ad un candidato della lista "Progetto democratico per Cesa", lo molla durante la campagna elettorale sottolineando che non avrebbero potuto garantire il cambio di destinazione d'uso dell'area in questione.

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