Il latte della camorra, indagati 3 manager della Parmalat

Due finiscono ai domiciliari, l'ex direttore vendite sotto indagine. Altri due prestanome nella rete dei pm della Dda

Filippo Capaldo

C'è anche l'ex direttore vendite dell'area centro-sud della Parmalat tra gli indagati nell'inchiesta della Dda che ha portato all'arresto di Nicola e Filippo Capaldo, nipoti del boss Michele Zagaria, e dell'imprenditore stabiese Adolfo Greco, oltre ad altre 4 persone finite ai domiciliari tra manager Parmalat e prestanome.

Sono tre le persone iscritte nel registro degli indagati a piede libero per le quali il gip ha rigettato la richiesta di custodia cautelare in quanto ha ritenuto non sussistessero pericoli di reiterazione del reato. Tra tutti spicca il nome di Pasquale Russo, direttore dell'area vendite centro-sud della Parmalat (l'azienda è estranea alla vicenda). Secondo gli inquirenti Russo, 49 anni di Napoli ed oggi non più dipendente della società di Collecchio, insieme a Lorenzo Vanore, 48 anni di Caserta, ed Antonio Santoro, 54 anni di Casagiove (questi ultimi due finiti ai domiciliari), si sarebbe adoperato per far revocare la concessione per la distribuzione dei prodotti a marchio Parmalat in diversi comuni del casertano alla Euromilk dei Capaldo, dopo il provvedimento di confisca emesso dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, e far assegnare tale concessione alla società cooperativa Santa Maria (poi divenuta una srl su suggerimento di Greco) intestata a prestanome e sempre riconducibile al gruppo Zagaria. 

In questo modo i tre manager della Parmalat avrebbero consentito alla famiglia Capaldo di "riaffermarsi sul territorio distribuendo i prodotti Parmalat e consentendo alla società di riappropriarsi della distribuzione dei prodotti su quei territori , a discapito della concorrenza". Per Russo i pm Giordano e Cimmarotta avevano chiesto il carcere.  

Risultano, inoltre, indagati a piede libero altri due prestanome. Si tratta di Giovanni Massaro, 45 anni di Casapesenna, e Gianfranco Costanzo, 35 anni di Caserta. Entrambi sarebbero stati nominati fittiziamente amministratori della Santa Maria ma entrambi, da tempo, hanno interrotto i rapporti con la società riconducibile ai Capaldo. 

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