La morte di Giuseppe, l'ultima telefonata all'amico e quel ricordo che fa rabbrividire

"Ci sentiamo dopo la palestra". Le ultime parole del medico prima dello schianto

Giuseppe Capone è morto lunedì sera

Un dolore che non si riesce a spiegare e che il tempo potrà solo “calmierare”. La morte di Giuseppe Capone, il medico di 32 anni di Aversa travolto ed ucciso lunedì sera in via Salvo d’Acquisto da una Mini Cooper guidata da un ragazzo normanno di 18 anni ha lasciato un vuoto incredibile anche tra gli amici. E proprio uno di loro, Antimo, ha scritto sui social una lettera che fa rabbrividire e che rende il senso della bella persona che era Giuseppe, strappato alla vita troppo presto.

“Giuseppe era un grande amico ed un giovane medico di Aversa - scrive l’amico-. Avevamo la stessa età e si sarebbe specializzato a Novembre in Fisiatria alla Federico II di Napoli. Ed è proprio lì che ho avuto la fortuna di conoscerlo. Giuseppe non c’è più perché è stato investito da un'auto in corsa mentre camminava a piedi vicino casa sua ed io ancora non riesco a crederci. Ci eravamo sentiti proprio poco prima. Mi avevi detto: “vabbè dai Antimo io sto finendo in palestra, tu ci stai andando, ci sentiamo con calma più tardi...” e allora dimmi perché non rispondi? 

Tutti quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo non possono ricordarlo solo come un giovane medico ma come Il Medico. Peppe era tutto quello che dovrebbe essere un Medico con la M maiuscola. Non era solo un ragazzo d’oro ma un vero uomo. Una di quelle persone che non si trovano più in giro. Eri l’amico su cui si poteva sempre contare. Un amico sincero, fedele, di quelli che non ti abbandonano mai, l’amico di tante avventure che sa sempre che consiglio darti e come metterti sulla giusta via. E proprio non riesco a credere che te ne vai così senza lasciarci una delle tue massime. Lasciandoci dentro un vuoto che non si può spiegare a parole.

Ne abbiamo fatte tante insieme e ancora non riesco a credere che non potremo stare lì ad ascoltare una della tue storie e vedere il mondo insieme. Tu che riuscivi a strappare a tutti un sorriso ma che dicevi sempre come stavano le cose. Eri quello che si dice “un uomo tutto d’un pezzo”. Ti piacevano i motori ma non ti piaceva correre. Tu che mi hai insegnato a guidare la moto una volta mi avevi detto “non si sa mai cosa ti riserva la strada”. E mi avevi raccontato di come quando eri sulla tua prima moto e un gatto ti aveva tagliato la strada. Come sempre non correvi ma pur di non investire quel gatto, che poteva essere il tuo Grinta Jack, hai pinzato il freno e sei caduto. Però sei stato contento perché hai visto quel gatto scappare via illeso. È stato così perché sulla sua strada quel gatto ha trovato un ragazzo d’onore, che come un uomo d’altri tempi rischia di suo per mantenere l’onore e la dignità. Così purtroppo non è stato per te. Quella strada su cui tu ti preoccupavi di non fare danno ad altri ti ha portato via così senza motivo. Un destino beffardo ti ha strappato così all’affetto dei tuoi cari e da noi tutti. Non meritavi una fine simile. Tu che hai sempre fatto di tutto per aiutare il tuo prossimo. E noi faremo di tutto per renderti giustizia. Anche in una situazione come questa ci volevi tu e i tuoi preziosi consigli. 

Un giorno - chiude - spero davvero potremo parlare di nuovo e farci una delle nostre lunghe chiacchierate mentre magari col sorriso sotto i baffi stai già pensando a come sdrammatizzare. Ed ora amico mio posso solo sperare che tutti sappiano che grande persona era Giuseppe Capone. Ti voglio bene amico mio e resterai sempre nel mio cuore e nel cuore di tutti quelli che hanno avuto come me la fortuna di avere un amico prezioso come te”.

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