CAMORRA Depone in aula contro Grillo ma non gli basta per avere lo 'status di collaboratore'

La Cassazione respinge il ricorso dell'imprenditore condannato

I pentiti del clan Salvatore Belforte e Bruno Buttone

Ha provato a collaborare con la giustizia per avere i benefici previsti dallo Stato Italiano ma le sue propalazioni non sono state ritenute sufficienti. Anche la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso presentato da Pasquale Di Giovanni, 61 anni di Marcianise, imprenditore considerato vicino al clan Belforte. 

Di Giovanni aveva sperato di potersi far riconoscere la richiesta di collaborazione con la giustizia dopo aver deposto nel processo contro un altro imprenditore di Marcianise, Angelo Grillo. “Il Tribunale di Sorveglianza - spiegano gli ermellini nelle motivazioni rese note poche settimane fa - ha indicato compiutamente le ragioni per le quali ha ritenuto che lo spessore delle propalazioni del ricorrente sia stato molto modesto se paragonato a quello di altri collaboratori di giustizia (Salvatore Belforte e Bruno Buttone in primis, nda), i quali erano a conoscenza dei fatti criminosi ascritti all'imputato Angelo Grillo per conoscenza diretta; così, erano stati altri soggetti a rivelare le ragioni della cointeressenza di Grillo con il clan Belforte, i suoi rapporti personali con affiliati del clan, gli accordi economici con la cosca, i contatti con esponenti politici legati anche alla cosca stessa”. 

Di Giovanni, invece, “pur avendo reso dichiarazioni, non aveva disvelato i vari aspetti delle vicende criminali ed il suo compendio dichiarativo era rimasto molto limitato, e cioè tale da non offrire quell'aiuto concreto richiesto dalla norma invocata. Peraltro, l'ordinanza impugnata ha anche evidenziato che il ricorrente, oltre a non avere rivelato notizie di spessore adeguato, aveva anche, dopo la provvisoria ammissione al programma di protezione, negato i suoi rapporti con il clan "Belforte" e l'intestazione fiduciaria dei ben del clan, rendendo quindi meno agevole l'accertamento delle responsabilità penali”. Per questo motivo anche i giudici della Cassazione hanno respinto il ricorso presentato e Di Giovanni dovrà scontare tutta la pena che gli è stata comminata.

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