Minacce per un debito non pagato, condannato imprenditore casertano

I magistrati avevano chiesto 6 anni di carcere per estorsione e il 'collegamento' al clan dei Casalesi

È stato condannato ad una pena di un anno e quattro mesi dal tribunale di Grosseto l’imprenditore di San Cipriano d’Aversa accusato di estorsione con presunti collegamenti con il clan dei Casalesi. 

Come riporta l’AdnKronos, il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a sei anni per G.C., ma il verdetto ha visto il reato derubricato da estorsione ad esercizio arbitrario con sospensione condizionale della pena escludendo il metodo mafioso. 

La difesa, avvocato Paolo Caterino, ha dimostrato che le richieste, seppur pressanti, per la restituzione di un credito nei confronti di un altro imprenditore committente di alcune opere, erano dovute a motivi di lavoro e non ingiustificate. 

Diverse le posizioni di altri imputati che furono coinvolti in uno stesso blitz nel modenese come quella di Raffaele Diana, inserito all'epoca tra i 30 latitanti più pericolosi d'Italia, che poi fu sorpreso in un rifugio di Casal di Principe, armato di due pistole mentre  era a cena con una donna, intestataria dell'appartamento. Il boss era stato a lungo capozona a Modena della fazione dei casalesi, capeggiata da Francesco Schiavone, detto Sandokan, subentrando a Giuseppe Caterino, catturato in precedenza. Per lui l'accusa è rimasta quella di estorsione aggravata dal metodo camorristico e organizzazione di bische per il controllo del gioco d'azzardo. 

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