Imprenditore dei Casalesi al servizio dei Piccolo, Buttone: "Volevo ucciderlo"

Il pentito svela il piano per l'eliminazione di Caterino: "Ordinai di prelevarlo ma poi decisi di non ammazzarlo"

Bruno Buttone

Da Casal di Principe alla zona di Marcianise per richiedere il pizzo per conto dei Quaqquaroni. Questa la figura di Luigi Caterino coinvolto nell'inchiesta sul clan Piccolo che ha portato a 30 arresti (con il riesame che ha annullato in almeno 3 casi l'ordinanza di custodia cautelare). 

A parlare di Caterino, tra gli altri, è il collaboratore di giustizia Bruno Buttone, ex boss del clan Belforte avversario dei Piccolo-Letizia. Secondo il racconto di Buttone Caterino "era un imprenditore edile". Buttone svela ai magistrati il piano per ucciderlo. "Io avevo deciso la sua eliminazione - ha detto agli inquirenti il collaboratore - in particolare  siccome lui era affiliato a tutti gli effetti al clan Piccolo, ne fu decisa la sua uccisione in quanto si occupava di estorsioni per conto del clan Piccolo. In particolare essendo imprenditore lui faceva da tramite con gli imprenditori per conto del clan Piccolo". 

Tra le imprese presso cui Caterino avrebbe fatto da ambasciatore dei Quaqquaroni c'era anche "un imprenditore che stava realizzando nella zona di San Leucio a Caserta" che già pagava il pizzo ai Belforte: "Il suo nome era pure sulla pen drive nella parte relativa agli imprenditori che pagavano le estorsioni al nostro gruppo - prosegue Buttone - Anche per la realizzazione degli appartamenti a San Leucio aveva già pagato l'estorsione a me" ma nonostante questo "Caterino si era recato sul cantiere per chiedere l'estorsione per conto dei Piccolo". 

Di qui la decisione di ucciderlo. L'imprenditore amico del clan rivale venne fatto pedinare e ci si rese conto delle sue abitudini con la visita ogni domenica alla figlia in un negozio dei "Giardini del Sole". Per questo Buttone ordinò di "prelevare questa persona" che venne portata al suo cospetto in un appartamento.

Ma nonostante sul suo conto fosse già stata pronunciata la sentenza di morte dei Belforte "decisi di soprassedere" per due motivi, conclude Buttone. In primis perchè "in quell'occasione Caterino ci fornì importanti notizie in merito alle persone che componevano in quel momento il clan Piccolo". In secondo luogo anche per "evitare eventuali reazioni da parte dei Casalesi, vista la vicinanza della sua famiglia al clan dei Casalesi". 

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