Giudizio immediato per i figli del boss ed altri 13 indagati

Il gip ha accolto la richiesta della Procura. Processo a giugno

Felicia e Raffaele Ligato

Giudizio immediato per Raffaele Antonio Ligato (35 anni), la sorella Felicia (38 anni) ed altre tredici persone finite in carcere nell’ambito dell’inchiesta della Dda sul clan che faceva riferimento al capoclan detenuto. Il giudice per le indagini preliminari Saverio Vertuccio ha accolto la richiesta del pubblico Maria Laura Morra ed ha disposto il processo che inizierà nella prima metà del mese di giugno e che vedrà imputati anche Davide Ianuario, 33 anni (pentito) di Capua; Daniele Schettini, 24 anni di Capua; Anna De Fusco, 51 anni di Pignataro Maggiore; Fabio De Gennaro, 39 anni di Pignataro Maggiore; Claudio Di Bernardo, 42 anni di Camigliano; Terence Fusco, 24 anni di Calvi Risorta; Raffaele Palmieri, 39 anni di Calvi Risorta; Francesco Russo, 36 anni di Sparanise; Giuseppe Valente, 29 anni di Pignataro Maggiore; Luigi Mandesi, 29 anni di Vitulazio; Alessandro D’Amato, 36 anni di Capua; Agostino Maiello, 28 anni di Capua; Gilberto Mauro, 25 anni di Capua.

Le indagini condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno permesso di ricostruire gravissimi episodi di violenza avvenuti negli ultimi anni, con particolare riferimento al 2016, 2017 e 2018, nei Comuni di Sparanise, Capua, Pignataro Maggiore, Vitulazio e aree limitrofe. Le indagini che rappresentano il prosieguo di quelle che nel maggio 2018 avevano già assestato un duro colpo al sodalizio criminale (con l’arresto di 6 persone, tuttora detenute) tendono a confermare la presenza attiva e pericolosa del clan Ligato, associazione di tipo mafioso operante in Pignataro Maggiore, Vitulazio, Pastorano, Camigliano, Sparanise e Capua, erede del già clan Lubrano-Ligato.

L’inchiesta è stata avviata nell’anno 2017 dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Caserta e dalla Compagnia Carabinieri di Capua nella quale sono confluiti anche gli esiti delle indagini svolte dalla Squadra mobile in ordine all’esplosione, il 28 febbraio 2018, di alcuni colpi di pistola ai danni della saracinesca dell’agenzia funebre Vagliviello di Sparanise. L’indagine ha messo in luce come, nonostante la decapitazione del gruppo guidato dal capo Raffaele Ligato, altri soggetti – in particolare i figli di questi – abbiano preso in mano le redini della camorra dell’area calena, costituendo una stabile struttura organizzativa, con suddivisione dei ruoli, allo scopo di monopolizzare il mercato delle sostanze stupefacenti in Pignataro Maggiore, Calvi Risorta, Sparanise, Vitulazio e comuni limitrofi. La struttura, dal carattere piramidale, era costituita da vere e proprie “piazze di spaccio” di sostanze stupefacenti gestite attraverso l’emersione di soggetti sinora mai investigati. In particolare a seguito della sua scarcerazione (avvenuta il 2 dicembre 2015), Raffaele Antonio Ligato, destinatario del provvedimento cautelare in argomento e figlio dell’ergastolano detenuto in regime 41 bis, ha dovuto “legittimare” il proprio nuovo gruppo nel contesto ambientale ricorrendo alla violenza e ponendo in essere atti intimidatori perché fosse chiaro il messaggio diretto a tutta la popolazione: il nuovo gruppo camorristico operante nel territorio di Pignataro ed il ruolo di “comando” erano appannaggio della famiglia Ligato.

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