Gas dei Casalesi, 4 pentiti provano ad inchiodare i manager della Coop

Udienza fiume in Appello sui presunti accordi tra i vertici della Cpl e la camorra. La rete di citofoni di Zagaria torna nel processo

I citofoni di Zagaria rientrano dalla finestra del processo

La Procura Generale riprova a tirare in ballo i vertici della Cpl Concordia, assolti in primo grado, sul business della metanizzazione dell'agro aversano con i relativi interessi del clan dei Casalesi.

Stamattina nel corso del processo d'Appello sono stati ascoltati nuovamente i collaboratori di giustizia Massimiliano Caterino, Generoso Restina, Giuseppe Misso e Michele Barone. Tutti vicini al capoclan Michele Zagaria che sarebbe entrato nell'affare attraverso un imprenditore di fiducia, Antonio Piccolo (condannato in primo grado a 10 anni) a cui sarebbero stati affidati i lavori in subappalto. Ed i collaboratori hanno ripercorso le trame ed i presunti accordi tra Piccolo ed i vertici della coop rossa. 

Secondo il teorema dell'Antimafia gli ex manager della Cpl si sarebbero accordati con i vertici del clan di camorra - che gestivano i lavori di metanizzazione e la distribuzione del gas nell’agro-aversano - ottenendone sostegno. Con Piccolo a processo c'è anche un altro imprenditore: Claudio Schiavone, anche lui condannati in primo grado. A questi si aggiungono Roberto Casari, ex presidente della coop emiliana; Giuseppe Cinquanta, responsabile commerciale Cpl per Lazio, Campania e Sardegna dal 1997 al 2005 e Giulio Lancia, responsabile di cantiere e capo commessa della Cpl Concorda Bacino Campania 30 dal 2000 al 2003, tutti e tre assolti

Dopo l'escussione dei 4 collaboratori di giustizia (la procura sembra intenzionata a rinunciare ad un altro collaboratore di giustizia) si torna in aula all'inizio di novembre. Nel corso di quell'udienza è in programma una consulenza, chiesta dalla difesa, sulla rete di citofoni che avrebbero permesso al boss Michele Zagaria, all'epoca latitante, di poter comunicare all'esterno. Secondo gli inquirenti alcuni di quei cavi sarebbero passati attraverso i depositi della ditta proprio di Antonio Piccolo a Casapesenna (circostanza di fatto mai approfondita). Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Paolo Trofino, Giuseppe Stellato e Carlo Taormina. 

L’inchiesta sulla Cpl nacque dalle dichiarazioni dell’ex boss, Antonio Iovine, oggi collaboratore di giustizia, che raccontò ai magistrati degli affari del sodalizio criminale durante i lavori di metanizzazione nei comuni di San Marcellino, Frignano Maggiore, Villa di Briano, Casal di Principe, Villa Literno, Casapesenna e San Cipriano.

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