Il fratello di Katia Tondi: “Emilio era come un fratello, ma mi ha tradito”

Antonio ascoltato al processo per l’omicidio della giovane mamma

Emilio Lavoretano, marito di Katia Tondi, imputato per omicidio

Udienza tesa, questa mattina, nel corso del processo per l’omicidio di Katia Tondi, la giovane mamma uccisa nel suo appartamento di San Tammaro nel luglio 2013. Dinanzi alla Corte di Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere (presidente Giovanna Napolitano, a latere De Santis) sono stati ascoltati il fratello della vittima, Antonio, e due cugine, Iole e Stefania.

Antonio Tondi ha parlato del suo rapporto col marito della sorella, Emilio Lavoretano di Santa Maria Capua Vetere, oggi imputato per il delitto ed ha raccontato di averlo sempre considerato come un fratello, ma di essersi sentito poi “tradito” dal suo comportamento, soprattutto dopo che ha saputo ke ha pulito l’appartamento dove era avvenuto l’omicidio, così come “il popolo” ha raccontato (ipse dixit). Secondo Antonio, inoltre, Emilio si sarebbe rifiutato di farlo entrare nella casa di San Tammaro insieme al consulente della famiglia Tondi, anche se, è emerso, in alcune telefonate intercettate tra lui ed Emilio ke fu lo stesso Lavoretano a chiedere ad Antonio di andare con lui a casa, dopo poche giorni dal l’omicidio, insieme col primo consulente di tutta la famiglia, il professore Lavorino. Il fratello di Katia ha poi raccontato di aver visto la sorella un po’ triste dopo il matrimonio con Emilio, anche se poi ha dichiarato di non vederla da 7 mesi prima dell’omicidio, e che, dopo sposata, l’aveva incontrata solo due volte in quanto lui e la moglie avevano litigato con Katia ‘per gelosie familiari’.

Terminata l’escussione di Antonio Tondi (che è parso alquanto irritato da alcune domande dell’avvocato di Emilio, mostrandosi restio a rispondere, al punto da venir anche ripreso dalla Corte in una occasione) sono state ascoltate le cugine di Katia. Iole e Stefania hanno raccontato di alcuni episodi verificatisi il giorno dopo l’omicidio a casa della mamma della vittima, Assunta Giordano. Frasi pronunciate dai genitori di Emilio e che pur considerandole di particolare rilevanza sono emerse solo stamattina in udienza. Parole che, secondo le cugine, sarebbero state “inopportune” e che lascerebbero spazio all’ipotesi sostenuta dal pubblico ministero Domenico Musto che Emilio Lavoretano sia coinvolto nell’omicidio.

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Il fatto, però, come emerso in seguito alle domande formulate dall’avvocato di Emilio, Natalina Mastellone, non è in alcun modo riportato nei "verbali sit" rese alla Questura due mesi dopo l’omicidio. Di fatto, quando sono state ascoltate come persone informate dei fatti dagli investigatori, hanno dichiarato di averle riferite agli inquirenti perchè molto importanti ma non vi è traccia nei verbali di cui stamattina è stata chiesta l’acquisizione. Il processo è stato poi aggiornato a gennaio per ascoltare altri 4 testimoni.

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