Il cugino del capoclan sorvegliato speciale

La misura applicata dal Tribunale a Pasquale Fontana, ras del clan dei Casalesi

Il boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria

Applicazione misura della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel Comune di residenza per Pasquale Fontana, cugino del boss Michele Zagaria. Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha decretato tale misura di prevenzione personale all'affiliato al clan dei Casalesi per la durata di 2 anni e 6 mesi. Detenuto presso il carcere di Santa Maria Capua Vetere dal 2016 (con scadenza della pena nel 2030) per i reati di associazione di stampo mafioso ed estorsione aggravata, a Fontana, difeso dall'avvocato Ferdinando Letizia, è stata riconosciuta la pericolosità sociale data la sua partecipazione attiva e continua al gruppo camorristico dei casalesi.

Conferma dell'indiscutibile ruolo di spicco che Pasquale Fontana avesse nel clan è data dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Massimiliano Caterino, Raffaele Venosa ed Attilio Pellegrino, nonché dal contenuto di alcune intercettazioni ambientali della polizia giudiziaria.

In particolare Caterino riferì che Fontana già dal 1999 era vicino al boss partecipando “in tutto agli esiti del clan”. Nonostante gli arresti (nel 2006 e nel 2010) e le relative scarcerazioni il cugino del boss ha sempre continuato ad interagire con gli altri affiliati al clan assumendo posizioni sempre più di rilievo all' interno dell'organizzazione camorristica.

Il cugino Michele Zagaria nel 2009 gli affidò il compito di controllare il territorio di Casapesenna. Il suo ruolo era sempre piú definito: 'segnalatore' dell'apertura di nuovi cantieri edili nel territorio casertano per imporre loro secondo le direttive di Zagaria, l’approvvigionamento della materia prima o l'egemonia del calcestruzzo dato che “lui era di famiglia e del mestiere”, secondo quanto riferito agli inquirenti da Caterino. In un incontro privato con Caterino non fece mistero Fontana del suo intento di assumere insieme a Caterino le redini del clan colmando il vuoto lasciato dopo l'arresto del cugino Zagaria. Anche dalle dichiarazioni di Venosa e Pellegrino emerge il forte e contiguo legame al sodalizio camorristico come la gestione delle casse del clan riferita agli introiti provenienti dalla distribuzione sul territorio di slot machine e video poker.

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