Trans costretti a "pagare" il pizzo per prostituirsi: atti in Procura

La Cassazione conferma la misura cautelare per un 31enne e trasmette il fascicolo a Santa Maria Capua Vetere

I transessuali costretti a pagare

Atti alla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per l'inchiesta sulle estorsioni commesse ai danni dei trans della Domiziana. 
E' quanto ha disposto la Corte di Cassazione accogliendo il ricorso di Domenico Di Maro, 31enne di Quarto, coinvolto insieme a due fratelli di Giugliano nell'indagine.

Per lui, ritenuto responsabile di un episodio estorsivo commesso a Castel Volturno, i giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso sull'incompetenza territoriale del tribunale di Napoli Nord che ha spiccato l'ordinanza a suo carico disponendo la trasmissione degli atti alla Procura di Santa Maria Capua Vetere.

Tuttavia la Corte romana ha rilevato "la necessaria specificazione dei gravi indizi di colpevolezza e l'indicazione delle esigenze cautelari connesse", confermando le misure cautelari adottate nei confronti del 31enne. 

L'inchiesta per la quale Di Maro risulta indagato è partita dalla denuncia di 5 trans che hanno confermato le richieste estorsive per ‘poter lavorare’ nel comune di Castel Volturno, località Ischitella. Uno di loro, addirittura, fu intimato di avvisare tutti i transessuali di pagare 100 euro a settimane per esercitare la loro attività in tutta tranquillità.

Successivamente i fratelli avendo notato i mancati pagamenti iniziarono a perseguitare i transessuali sia con minacce verbali che facendoli aggredire fisicamente. Dalle frequentazioni dei due fratelli, i militari di Varcaturo riuscivano ad identificare il 31enne di Quarto, riconosciuto dalla vittime tramite un’individuazione fotografica.

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