“Firma o ti sparo”. In 2 condannati per estorsione

La vittima è un ingegnere. La Cassazione boccia i ricorsi

Hanno minacciato un ingegnere costringendolo a firmare un documento che avrebbe “sollevato” il cliente da tutte le pendenze nei suoi confronti, arrivandolo anche ad intimidire con una pistola. Per questo motivo sono stati condannati Umberto Z., 35 anni di Casapesenna, e Fabrizio M., 49 anni.

I fatti sono avvenuti nel 2009 in provincia di Pisa e l’ultimo passaggio giudiziario è stato il ricorso in Cassazione che è stato bocciato per entrambi i ricorrenti con la conferma delle pene comminate dalla Corte d’Appello di Firenze. Stando alla ricostruzione della Procura, l’ingegnere avrebbe vantato un credito di circa 30mila euro ed era riuscito ad ottenere anche un decreto ingiuntivo. Per questo motivo l’imprenditore 49enne edilizi suo operaio lo attirano in trappola e lo costrinsero a firmare il documento col quale rinunciava al credito, minacciandolo anche con una pistola (non è chiaro se giocattolo o meno). La vittima ha denunciato i fatti alle forze dell’ordine e ne è scaturito un processo che ha portato i due imputati ad essere condannati per estorsione. Sentenza che adesso è diventata definitiva dopo che la Cassazione ha respinto i ricorsi presentati nelle scorse settimane. 

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“La Corte di merito - si legge nelle motivazioni - la cui motivazione si fonde e si integra con quella consonante del giudice di primo grado, ha spiegato in maniera chiara, logica e coerente che la violenza (manifesta e prolungata) esercitata nei confronti della vittima, per costringerla a sottoscrivere una dichiarazione liberatoria rispetto al credito vantato nei confronti di uno degli agenti, non può essere qualificata in termini di ragion fattasi, vuoi perché l'agente non aveva titolo per agire in giudizio a soddisfazione delle sue pretese”.

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