La tangente pagata a Iavarazzo fa infuriare il figlio di Sandokan

Il retroscena svelato da tre collaboratori di giustizia: "Carminotto arrabbiato perché avevano fatto un’estorsione senza chiedergli il permesso"

Carmine Schiavone

Un'estorsione da 15mila euro pagata da un imprenditore a Mario Iavarazzo e Francesco Panaro, detto camardone, figlio di Nicola Panaro e nipote di Sebastiano. Questa la vicenda che fece infuriare Carmine Schiavone, figlio del capoclan Francesco Sandokan, che pretese ugualmente il versamento della tangente per dei lavori da parte dell'imprenditore.

E' una delle circostanze che emerge nell'ordinanza di custodia cautelare che ha portato in cella Mario Iavarazzo per il business dei cartelloni pubblicitari, ad avviso della Dda gestito per conto del clan. A parlare della presunta estorsione ai danni dell'imprenditore sono tre collaboratori di giustizia: Eduardo Di Martino, Luigi D'Ambrosio e Raffaele Maiello

In particolare Di Martino ha riferito, nel corso di un interrogatorio del gennaio del 2013, di aver appreso "direttamente da Carmine Schiavone che l’imprenditore si era presentato da lui e gli aveva detto che per quei lavori aveva già pagato una tangente di 15.000 euro a Mario Iavarazzo. Nonostante tutto Carmine Schiavone gli chiese di pagare una tangente di 15.000 euro da dare prima delle festività natalizie. Sempre da Carminotto ho appreso che l’imprenditore gli inviò 5.000 euro, soldi che Carminotto gli restituì poiché pretendeva il pagamento dell’intera tangente di 15.000 entro il 24 dicembre. I fatti da me riferiti risalgono al periodo novembre – dicembre 2012 e li ho appresi direttamente da Carmine Schiavone ed inoltre ho partecipato attivamente alla vicenda estorsiva".

Il fatto che quella tangente fosse stata versata nelle mani di Iavarazzo e Panaro provocò l'ira di Carmine Schiavone: "Ricordo che ero presente al bar Hollywood nel mese di novembre del 2012 - ha detto il pentito Luigi D'Ambrosio - quando Carmine Schiavone mandò Raffaele Maiello a chiamare un imprenditore per parlargli perché era venuto a sapere che aveva pagato una estorsione a Mario Iavarazzo e Francesco Panaro e quindi era arrabbiato perché questi ultimi avevano fatto un’estorsione senza chiedergli il permesso".

La circostanza è confermata anche da Maiello che ricorda che "l’imprenditore rispose che per quei lavori si era gia’ messo a posto con la cifra di euro 10.000,00 versati a Iavarazzo Mario e Panaro Francesco detto “camardone” figlio di Nicola Panaro e nipote di Sebastiano, l’anno precedente. Aggiunse che doveva ancora una quota di ulteriori 5.000,00 euro nei giorni successivi". 

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