Cocaina col permesso dei Casalesi, chiesto oltre un secolo per 9 imputati

Mano pesantissima del pubblico ministero della Dda che ha invocato pene tra i 20 ed i 4 anni

Lo spaccio di cocaina avveniva col placet dei Casalesi

Mano pesante del pm della Dda nei confronti di 9 imputati accusati di spaccio di droga, prevalentemente cocaina, aggravata dalla finalità di aver favorito il clan dei Casalesi. E' quanto accaduto oggi nel corso del processo, celebrato con rito abbreviato, che si sta tenendo dinanzi al gup Ciollaro del tribunale di Napoli. 

A margine della sua requisitoria il pm Idri ha invocato: 20 anni per Rosa Grazia Castagna, di 38 anni; 20 anni per Luigi Marino, di 43 anni; 12 anni per Giorgio Piccirillo, di 36 anni, con l'esclusione dell'aggravante di capo e promotore dell'organizzazione criminale; 12 anni per Margherita Spada, di 54 anni; 12 anni per Antonio Spinelli, di 43 anni; 10 anni per Francesco Raffone, di 58 anni; 8 anni per Esterina Spinelli, di 32 anni, per la quale è stata esclusa l'aggravante della finalità mafiosa; 6 anni per Simona Spampinato, di 40 anni; 4 anni per Salvatore Folino, 41 anni, al quale sono state concesse le attenuanti generiche. Adesso tocca alle difese provare a smontare le tesi della Procura Antimafia nell'udienza fissata a inizio luglio. Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Nando Letizia, Mirella Baldascino e Paolo Caterino. 

Le indagini, svolte dai carabinieri e coordinate dalla Dda, hanno svelato l’esistenza e l’operatività di due distinte associazioni per delinquere finalizzate alla illecita detenzione e cessione di cocaina. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, entrambe le organizzazioni avrebbero avuto sede logistica a Castel Volturno ed operato nel tempo sulla base di un’autorizzazione allo svolgimento dell’attività di spaccio - in regime di monopolio nelle zone di rispettiva competenza - rilasciata dal clan dei Casalesi (fazione Bidognetti) in cambio del versamento di un corrispettivo in denaro periodico in favore dell’organizzazione camorristica. 

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Per eludere le indagini il gruppo criminale utilizzava un linguaggio in codice. La fornitura dello stupefacente veniva indicata facendo ricorso ad espressioni del tipo “bisacca”, “macchine”, “la bambina è ok”, “caffè piccolo”, “tre marinare”, “motocicletta”. Un linguaggio che è stato decriptato dagli organi inquirenti facendo luce sui due sodalizi. 

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