Gli incontri di don Barone con i latitanti: "Messaggi direttamente a Zagaria"

Il prete del Tempio faceva da messaggero tra gli affiliati in carcere e i capi all'esterno

Messaggi anche al cugino omonimo Michele Barone

Don Michele Barone incontrava i latitanti del clan dei Casalesi. E' lo spaccato che emerge dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Nicola Panaro che ha raccontato ai magistrati dell'Antimafia i rapporti tra il sacerdote del Tempio di Casapesenna e gli affiliati al clan.

Rapporti che iniziavano al carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove Don Michele accedeva da vicecappellano ma non si limitava alle funzioni spirituali. "Gli affiliati sapevano che potevano contare su di lui", rivela Panaro.

E per quali necessità? "Ricordo - dice ancora Panaro - che in qualche occasione mi sono servito di lui per portare all'esterno del carcere dei messaggi da recapitare al di lui cugino, omonimo, e in un caso particolare direttamente a Michele Zagaria. Era il 1999/2000 ed in questo periodo ricordo che ebbi problemi di carattere economico che mi spinsero ad inviare una richiesta a Michele Zagaria per il tramite di don Michele Barone".

Ma, come nel caso di Panaro, i rapporti non si eraurirono in carcere. "Dopo l'inizio della mia latitanza ho avuto modo anche di incontrarlo, seppur non molte volte, perché avevo bisogno di prendere contatti con suo cugino". 

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