L’amico di La Torre jr resta “in esilio”

Ha aiutato il figlio del boss a trovare la microspia che aveva in auto

Francesco Tiberio La Torre

Anche la Cassazione ha detto no: per ora Pietro Valente, 40 anni di Mondragone, amico di Francesco Tiberio La Torre, figlio del boss Augusto, dovrà restare in esilio, lontano dalle province di Caserta e Napoli. Gli ermellini hanno rigettato il ricorso presentato dal suo avvocato difensore contro il provvedimento di divieto di dimora che era stato emesso dal gip e che è stato confermato anche dal tribunale del Riesame.

Pietro Valente, secondo la Dda, avrebbe aiutato il figlio del boss a trovare le cimici che erano state piazzate all’interno della sua automobile una Volkswagen Fox, e per questo è stato accusato di favoreggiamento.

ARRESTATO IL FIGLIO DEL BOSS

Scrivono i giudici nelle motivazioni pubblicate pochi giorni fa: “Contrariamente all'assunto difensivo, l'ordinanza impugnata mette in luce la "collocazione familiare" di La Torre, figlio del temuto capo-clan Augusto La Torre e nipote di Antonio La Torre, esponente apicale dell'omonimo clan, come pure quella di Valente, a sua volta figlio di Angelo Valente, pregiudicato per reati contro il patrimonio e afferenti la tutela del patrimonio culturale dello Stato. Dunque, il contesto in cui entrambi i protagonisti della vicenda delittuosa in esame si muovono avvalora appieno la deduzione logica per cui la richiesta di La Torre, di accertare l'eventuale presenza di microspie all'interno della vettura indicata, non potesse che ricondursi all'esistenza di indagini degli inquirenti a suo carico, nella consapevolezza di tanto in capo al suo interlocutore”.

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