Marito e moglie condannati: trovati con una pistola e documenti falsi

La donna inguaiata dal tentativo di lanciare l’arma dalla finestra durante la perquisizione

Marito e moglie condannati per il possesso di una pistola, di circa 50 cartucce ed anche di documenti falsi. Sono diventate definitive le condanne a carico di Vincenzo G. di Gricignano d’Aversa ed Antonietta G. di Aversa, che dovranno scontare rispettivamente 6 anni e 3 anni e 4 mesi.

Il ricorso in Cassazione degli avvocati, infatti, non ha dato esito positivo. I due furono arrestati nel 2011 dopo un blitz delle forze dell’ordine: nel corso delle perquisizioni a casa, nell’auto ed in una sala giochi fu ritrovata una pistola calibro 9x21 marca Glock con matricola abrasa, 50 cartucce dello stesso calibro, 3 cartucce da guerra di diverso tipo, una carta di identità contraffatta del Comune di Gricignano d’Aversa. L’avvocato ha provato a ridimensionare soprattutto la posizione della moglie, ma i giudici non hanno accolto l’istanza.

“La donna - scrivono gli ermellini nelle motivazioni - si portava al piano superiore dell'abitazione con il deliberato scopo di disfarsi della pistola. Era, pertanto, al corrente del luogo di custodia (l'armadio della camera da letto) da cui prelevò l'arma prima di lanciarla dalla finestra. Da ciò si è, pertanto, inferita la partecipazione punibile ex art. 110 cod. pen. Ritenere che nella specie sia legittimo scindere la consapevolezza della detenzione e del luogo di custodia dalla condotta successiva di liberarsi della pistola stessa, per concludere che essa condotta rilevi ai soli fini di un possibile favoreggiamento non punibile, in ragione del rapporto di coniugio, a parte i profili di stretto merito che la tesi sottoporrebbe alla valutazione di questa Corte, in diritto, finisce per eludere il concetto di unitarietà d'azione segnato da contestualità e finalismo obiettivo degli atti. Questo aspetto essenziale, unito alla struttura e al contenuto del dolo, ha indotto il giudice territoriale a ritenere che la condotta si dovesse recuperare alla fattispecie concorsuale della detenzione illegale inferendosi dal gesto stesso particolari che orientavano per l'anzidetta e ritenuta figura del concorso”

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