"Contatti con estranei durante il viaggio a Roma". Ecco perché Zarrillo è finito in carcere

Il dipendente del Ministero coinvolto nell'inchiesta sui concorsi truccati

Il ministero della Difesa

Sarebbe finito ai domiciliari (dove in realtà è già ristretto dall’8 agosto scorso) come le altre 14 persone finite nell’inchiesta della Guardia di Finanza sui concorsi truccati, ma per Giuseppe Zarrillo di Capodrise, dipendente del Ministero, si sono invece aperte le porte del carcere.

Un provvedimento diverso non collegato all’inchiesta in sé bensì alle gravi violazioni che l’indagato avrebbe commesso durante il periodo della prima detenzione. “L’ulteriore intervento restrittivo delle condizioni di custodia disposto dal gip - spiega il capo della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vedere Maria Antonietta Troncone - consegue le gravi violazioni che lo stesso Zarrillo ha posto in essere in occasione di una trasferta a Roma, debitamente autorizzata dall'Autorità Giudiziaria, per recarsi presso il Ministero della Difesa (Direzione Generale per il Personale Civile - Servizio Disciplina). In particolare il soggetto durante tale viaggio è risultato aver violato le prescrizioni a suo carico incontrandosi ed intrattenendosi con alcuni soggetti in corso di identificazione”.

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Zarrillo era agli arresti domiciliari dallo scorso 8 agosto in quanto accusato di millantato credito per aver richiesto il pagamento di somme di denaro ad ex volontari in ferma breve dell'Esercito Italiano partecipanti ai concorsi per il reclutamento nelle Forze di Polizia, che si rivolgevano a lui nella speranza di ottenere, per il suo tramite, facilitazioni di vario tipo finalizzate al superamento delle fasi selettive.

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