Poker online e scommesse illegali: 80mila euro nella cassa del clan

Il racconto di Venosa ai magistrati: "Il clan garantiva il monopolio ed in cambio riceveva una percentuale"

Umberto Venosa

Dalle slot alle scommesse sportive fino al poker online. Il settore del gioco era un forte interesse del clan dei Casalesi secondo quanto emerge dal racconto ai magistrati del collaboratore di giustizia Umberto Venosa che si occupava proprio della raccolta delle tangenti dai collocatori delle slot e dagli esercizi commerciali che raccoglievano le scommesse "su siti illegali" nella zona tra Villa Literno, Castel Volturno e "tutta la Domitiana". 

Il pentito spiega meglio la gestione dei siti non autorizzati di cui si accorgeva "dal nome '.com' del sito sul quale veniva indirizzata la scommessa che ovviamente offriva quote superiori a quelle ufficiali. Io chiedevo al barista chi era la persona che aveva collocato gli apparecchi per queste scommesse, li contattavo e chiedevo la tangente e spesso queste persone mi rispondevano che 'era già a posto'". 

La risposta dipendeva dal fatto, secondo il racconto di Venosa, che il business delle scommesse illegali era riconducibile al gruppo Schiavone ed in particolare "ai fratelli Sigismondo e Salvatore Di Puorto". Solo successivamente Venosa si sarebbe occupato di persona del business che rappresenta una "fonte dei maggiori introiti per il clan dei Casalesi in particolare per la famiglia Schiavone e Bidognetti" attraverso la gestione di "siti on-line delle scommesse sportive, come il sito lira bet, dollaro poker, ovvero il poker on-line". 

Secondo il racconto di Venosa il clan dei Casalesi avrebbe preso accordi "con i gestori delle società attive nel settore che si trovavano a Casal di Principe, Aversa ... Il clan garantiva il monopolio a queste società che si sono espanse in tutto il territorio nazionale ed in cambio riceveva una percentuale da 80-90mila euro mensili". 
 

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