Poliziotto licenziato dopo essere stato invischiato in un’inchiesta sui Casalesi

Assolto nel processo penale, il Ministero lo ha destituito. Decisione certificata dal Consiglio di Stato

Era rimasto coinvolto insieme ad altri colleghi in una inchiesta della Dda per concorso in riciclaggio in favore di un imprenditore di Casal di Principe ritenuto un fiancheggiatore del clan dei Casalesi. Ma l’essere “uscito pulito” dal processo penale non gli è bastato per salvare il posto di lavoro.

Il sovrintendente della polizia di stato è infatti stato destituito dal servizio con un provvedimento del Ministero dell’Interno che negli ultimi giorni è stato certificato anche dal Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso presentato alla stregua di quanto aveva già fatto il Tar Campania. 

Il poliziotto era stato arrestato nel 20011 nell’ambito di un’operazione sui “prestanome” di un imprenditore collegio al gruppo criminale di Casal di Principe e proprietario di una nota discoteca di Napoli dove, secondo gli inquirenti, furono ospitati anche importanti latitanti del clan dei Casalesi, da Giuseppe Setola ad Oreste Spagnuolo, passando per Giovanni Letizia e Raffaele Bidognetti.

Il processo penale si è chiuso con l’assoluzione del poliziotto, in quanto emerse che lui non aiutava a riciclare i soldi dell’imprenditore bensì lavorava per lui come buttafuori del locale. 

“L’avere intrattenuto comportamenti amichevoli con un malavitoso accusato di fare parte del clan dei Casalesi, e di concorso nella gestione della discoteca, esuberanti financo dal mero rapporto di guardiania e sfociati in una stabile collaborazione dell’organizzazione di serate danzanti ivi intrattenute - scrivono i giudici della Quarta Sezione del Consiglio di Stato, presidente Antonio Anastasi - ben può rientrare nello spettro della incompatibilità assoluta all’esercizio di funzioni delicate come quelle di polizia giudiziaria, oltre che cagionare irrimediabili pregiudizi al prestigio del Corpo ci appartenenza”.

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