Le minacce all'imprenditore antiracket raccontate ai giudici

Un carabiniere testimonia nel processo per usura ed estorsione ai danni di Roberto Battaglia

Roberto Battaglia

"Devi darci i soldi sennò troviamo altre vie". Questa la minaccia rivolta all'imprenditore di Caiazzo Roberto Battaglia e captata dai carabinieri che erano appostati in zona. Una circostanza confermata da un brigadiere dell'Arma stamattina in aula, dinanzi al collegio presieduto dal giudice Roberta Carotenuto del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nel processo che vede alla sbarra Luigi Schiavone, cugino del capoclan dei Casalesi Francesco Sandokan, Michele Altarelli, Tommaso Grandinetti e Giuseppe D'Anna, accusati a vario titolo di usura aggravata ed estorsione con il metodo mafioso. 

Il militare escusso in aula ha raccontato dell'appostamento fatto dopo la denuncia di Battaglia, costituitosi parte civile con gli avvocati Gianluca Giordano e Carlo De Stavola, spiegando la richiesta "estorsiva" nata da un debito, di natura usuraia, contratto da Battaglia. Per rientrare delle cifre il gruppo di cravattari non avrebbe esitato a rivolgersi a persone vicine ad ambienti malavitosi come Schiavone, imparentato con la potente famiglia di camorra. Il processo è stato rinviato alla fine di settembre per concludere i testi della Procura. 

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