Camorra in ospedale: oltre 70 anni di carcere per 14

Pene al ribasso in Appello: condannata la sorella di Zagaria con l'ex sindaco di Caserta

Michele Zagaria e l'ospedale di Caserta

Oltre 70 anni di carcere complessivi per le infiltrazioni della camorra nell'ospedale Sant'Anna e San Sebastiano di Caserta. Questo il verdetto della Corte d'Appello di Napoli che ha rideterminato la maggior parte delle pene, in tutto 14, ed assolto un solo imputato.

I giudici della corte partenopea hanno condannato Elvira Zagaria, sorella del capoclan dei Casalesi Michele Zagaria, a 7 anni; Bartolomeo Festa a 8 anni e 2 mesi; Remo D’Amico a 7 anni e 6 mesi; Vincenzo Cangiano ad 8 anni; Rocco Ranfone a 2 anni e 3 mesi; Vincenzo Cangiano ad 8 anni; Orlando Cesarini ad 8 anni; Domenico Ferraiuolo ad 8 anni ed un mese; Luigi Iannone a 7 anni e 3 mesi; Raffaele Donciglio a 7 anni; Giuseppe Porpora ad un anno e 200 euro di multa; Silvano Domenico Ricciuto a 2 mesi; Ida De Palma a 2 mesi. Confermata la sentenza di primo grado per l'ex sindaco di Caserta Giuseppe Gasparin. Assolto invece Antonio Della Mura.

Secondo la ricostruzione della Procura antimafia, il gruppo criminale si era gradualmente infiltrato nel tessuto politico-amministrativo dell’ospedale, “trasformandosi in un complesso apparato in grado di gestire gli affidamenti dei lavori pubblici in assoluta autonomia, potendo contare sul potere derivante dalla preminente matrice mafiosa”. Ritenuto centrale dagli inquirenti il ruolo svolto da Elvira Zagaria, sorella del boss ed ex latitante Michele Zagaria. A seguito dell’arresto di tutti i membri maschi della famiglia e dopo la morte del marito Francesco Zagaria, negli ultimi due anni era toccato a lei, secondo gli inquirenti, il compito di gestire gli ingenti capitali illeciti derivanti dalle attività delle imprese del clan.

Un’organizzazione che, stando a quanto riscontrato dagli investigatori, sarebbe nata nel 2006 quando Francesco Zagaria, cognato dell’allora latitante Michele riuscì a far nominare un suo uomo di fiducia quale dirigente generale dell’ospedale Luigi Annunziata, poi deceduto. Da quel momento Francesco Zagaria avrebbe assunto (fino al suo decesso) il controllo delle assegnazione dei lavori pubblici nell’ospedale, dando vita ad un cartello di imprese mafiose, ancora oggi operante. Centro nevralgico, secondo la Dda, delle attività criminali è stato ritenuto essere l’ufficio del dirigente dell’unità operativa complessa di Ingegneria ospedaliera, Bartolomeo Festa, in carica dal 1 gennaio 2006 anch’egli per volere di Francesco Zagaria. Quest’ultimo, coadiuvato da gran parte degli impiegati del suo ufficio, aveva il compito di truccare i bandi di gara e gli atti ad essi equipollenti, per favorire gli imprenditori del clan, i quali, a loro volta, periodicamente dovevano versare parte dei guadagni così ottenuti nelle mani degli Zagaria.

Nel collegio difensivo sono stati impegnati, tra gli altri, gli avvocati Massimo Garofalo, Angelo Raucci, Giuseppe Stellato, Guido Diana, Ferdinando Letizia.

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