Cittadini minacciati 'porta a porta': così il clan fa campagna elettorale

Le rivelazioni del pentito Panaro: "Sceglievamo i candidati e li facevamo eleggere"

Il collaboratore di giustizia Nicola Panaro

Elettorato intimidito porta a porta per far eleggere il sindaco "disponibile" ad avallare i progetti della camorra. Così il clan dei Casalesi faceva campagna elettorale nei comuni di Casal di Principe, San Cipriano d'Aversa e Casapesenna.

Uno spaccato inquietante che emerge dalle dichiarazioni di un'esponente di spicco del sodalizio criminale, Nicola Panaro. Il principio con cui il clan si infiltrava all'interno delle amministrazioni locali seguiva era strettamente territoriale: "La famiglia Schiavone gestiva il comune di Casal di Principe, la famiglia di Antonio Iovine e Giuseppe Caterino gestiva il comune di San Cipriano e Michele Zagaria quello di Casapesenna".

Il clan, come rivelato anche dall'altro collaboratore eccellente Nicola Schiavone, sceglieva chi dovesse candidarsi a sindaco e successivamente agiva per sostenere le elezioni "attraverso la tipica modalità di intimidazione dell'elettorato, nel senso che operavamo tramite i nostri affiliati la campagna elettorale porta a porta, in forza della quale gli elettori dei paesi interessati, che conoscevano il nostro carisma criminale, venivano a conoscenza che quel sindaco a cui dovevano dare il voto era nostra espressione". 

Un altro modo, oltre alla campagna porta a porta, era quello di rivolgersi ad imprenditori che "avevano un bacino di elettori che gestivamo. Tutti sapevano che i Comuni erano gestiti dal clan, nel senso che tutti i sindaci erano emanazioni del clan dirette", conclude Panaro.  

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