Indagati per truffa, i coniugi Aspromonte: "La verità sarà accertata ed il caso archiviato"

L'indagine sul contratto per il distributore alla Vaccheria

“Siamo convinti che le indagini faranno il loro corso e che il caso sarà archiviato”. Così Donato Aspromonte e la moglie Anna Chirico, amministratori della società Dap srl, commentano la chiusura delle indagini della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere che li ha iscritto nel registro degli indagati per truffa aggravata. Il nodo è relativo al distributore di benzina in località Vaccheria a Caserta: secondo il magistrato che ha recepito la denuncia presentata dalla Giap srl, marito e moglie avrebbero commesso una truffa in quanto, dopo aver firmato un contratto di fitto aziendale ed aver intascato 320mila euro, lo avrebbero poi contestato senza rimborsare la somma.

Ipotesi che, però, i coniugi di Caserta contestano fortemente. “I signori Aspromonte e Chirico – afferma in una nota l’avvocato Paolo Falco che li rappresenta - grandi ed instancabili lavoratori, hanno piena fiducia nella magistratura ed aspettano sereni l’esito delle indagini. Loro si dichiarano completamente estranei alle accuse in quanto hanno già chiarito all’autorità inquirente che tra la società Dap s.r.l. e Giap s.r.l. vi è stato un rapporto contrattuale sfociato in un contenzioso che ha avuto un proprio esito rispetto al quale i signori Aspromonte e Chirico hanno sempre correttamente ottemperato. Gli stessi hanno chiarito che il contenzioso è sorto a causa di un comportamento commerciale “sconsiderato” da parte della Giap ed hanno riferito all’autorità inquirente, precisi elementi a carico della Giap che sono in corso di accertamento. Riteniamo pertanto, che degli atti processuali non emergano in alcun modo le condotte tipiche del reato di truffa: gli artifici e i raggiri, la cui sussistenza è il discrimine tipico della distinzione tra fattispecie di truffa e mero inadempimento contrattuale di natura civilistica”.

L’avvocato Falco, poi aggiunge: “L’elemento che caratterizza il reato ipotizzato a carico dei signori Aspromonte e Chirico è il dolo iniziale, che influendo sulla volontà negoziale e quindi falsandone il processo volitivo, rivela nel contratto la sua finalità ingannatoria. La stessa Cassazione Penale ha recentemente confermato questo orientamento con la recente sentenza n. 32055 del 4.7.2017 con la quale si afferma espressamente che “costituisce mero inadempimento di natura civilistica, l’inadempimento che non sia caratterizzato da alcuna volontà frodatoria da parte del debitore nel momento in cui assuma l’obbligazione”.  Nel caso specifico, il signor Aspromonte è stato addirittura fideiussore per un importo massimo di 300.000 euro al momento della sottoscrizione del contratto di affitto. Questa circostanza è indicativa della volontà dei signori Aspromonte e Chirico di aver dato adempimento all’obbligazione contrattuale ed è un elemento che consente di affermare con la massima certezza che il sig. Aspromonte e la sig.ra Chirico fossero stati determinati “ab origine” a darne adempimento. Tali argomentazioni saranno certamente utili alla rapida archiviazione del caso”.

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