18 ARRESTI I ‘baby boss’ eredi del padre ergastolano

Felicia e Antonio Raffaele Ligato avevano preso le redini del clan Ligato

Felicia e Antonio Raffaele Ligato

Una escalation di violenza iniziata subito dopo il 2 dicembre 2015, giorno in cui Antonio Raffaele Ligato esce dal carcere e fa ritorno a casa, a Pignataro Maggiore, dove immediatamente si rimette a capo del clan guidato per anni dal padre, detenuto al 41 bis. È questa la spirale criminale interrotta dai militari del Nucleo Investigativo Carabinieri di Caserta, unitamente a quelli della Compagnia Carabinieri di Capua e in collaborazione con la Squadra Mobile di Caserta, che hanno scompaginato con 18 arresti il clan Ligato, egemone su una vasta area del casertano che comprende Pignataro Maggiore, Capua, Vitulazio, Sparanise e Pastorano.

LO SCACCO AL CLAN LIGATO

Come emerso dalle indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, le attività criminali del clan riprendono forza a seguito della scarcerazione di Antonio Raffaele Ligato, che assieme alla sorella Felicia Ligato prende in mano le redini del clan tornando a svolgere le attività criminali ‘di rito’.

Dall’inchiesta della DDA emerge infatti un gruppo criminale che arriva a compiere diversi atti intimidatori contro commercianti e ‘rivali’ per la gestione delle piazze di spaccio dell’agro caleno, dove afferma la propria egemonia. Due gli episodi più gravi in queste senso: nel dicembre 2016, a Capua, Ligato e Davide Ianuario fanno deflagrare una bomba ed esplodono colpi di fucile contro l’abitazione di un presunto concorrente per lo spaccio di droga; il 28 febbraio 2018, pochi mesi prima dell’arresto di Ligato, alcuni colpi di pistola vengono esplosi contro la saracinesca dell’agenzia funebre Vagliviello di Sparanise.

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