Arrestato il dipendente che ha 'seppellito' i rifiuti alla Lea

Nuova svolta nell'indagine della Procura dopo le manette per l'amministratore e il suo complice

La Finanza nel sito di stoccaggio Lea a Marcianise

Nuova svolta nell’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere sui rifiuti interrati dalle Lea di Marcianise, l’azienda finita nel mirino della Guardia di Finanza che nelle scorse settimane ha arrestato l’amministratore di fatto Angelo Egisto e l’autotrasportatore complice Violante Marasco

L’INDAGINE

Questa mattina i finanzieri hanno infatti tratto in arresto Pasquale Marchese, 52enne casertano e già dipendente dell’azienda di stoccaggio e recupero rifiuti, indagato in concorso con i due per il reato di inquinamento ambientale, con riferimento agli interramenti illeciti di rifiuti effettuati presso il piazzale dell’impianto di stoccaggio della società.

IL RUOLO DI MARCHESE

Marchese, ex dipendente Lea con mansioni di operatore di macchine da movimento terra, è accusato dalla Procura di aver materialmente eseguito i lavori di rifacimento della pavimentazione dell’impianto di recupero rifiuti gestito dalla Lea, durante i quali avrebbe sotterrato su indicazione di Egisto materiale di varia tipologia e pericolosità.

LA BUCA NOTTURNA DI 5 METRI

Le indagini hanno permesso di accertare che Marchese, anche di notte, approfittava dell’assenza degli altri dipendenti e della chiusura dei cancelli per interrare i rifiuti in una buca di oltre 5 metri di profondità scavata nel piazzale antistante il capannone dell’azienda.

I RIFIUTI INTERRATI

I rifiuti interrati sono stati rinvenuti tramite diversi carotaggi eseguiti da un consulente nominato dalla Procura, che hanno consentito di accertare la presenza nel terreno di scarti derivanti da costruzioni e demolizioni, oltre che di rifiuti urbani non differenziati. Nel sottosuolo sono state accertate anche valori anomali di antimonio, elemento chimico estremamente pericoloso per la salute dell’uomo e potenzialmente cancerogeno.

LA STORIA DELL’INCHIESTA LEA

Nello scorso mese di ottobre l’impianto Lea era già stato sottoposto a sequestro dalla guardia di finanza su ordine dei pm riguardo un’altra ipotesi di reato contestata ai gestori del sito, ovvero lo smaltimento abusivo di diverse tonnellate di rifiuti che non subivano il previsto trattamento di selezione e recupero, ma che venivano stoccati all’interno del capannone in quantità notevolmente superiori a quelle autorizzate.

Pochi giorni dopo il sequestro l’impianto aveva anche subito un incendio di notevoli dimensioni che aveva portato alla combustione di grandi quantità di rifiuti, oltre che l’immissione nell’atmosfera di sostanze estremamente nocive quali biossido di azoto e acido cloridrico, presenti con concentrazione notevolmente più elevate rispetto ai livelli di allarme.

Sempre nell’ambito della stessa indagine lo scorso 30 settembre la Procura ha disposto il sequestro preventivo di un sito di smaltimento abusivo di rifiuti a Santa Maria Capua Vetere, nei pressi dello Stir. Si tratta di un impianto di compostaggio non più utilizzato, di proprietà del CUB, dove la Lea ha nel tempo sversato abusivamente i rifiuti raccolti dalla società presso numerosi Comuni delle province di Napoli e Caserta, scaricati illegalmente in vasche di raccolta profonde circa 10 metri.

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