CAMORRA Confessa dopo l’arresto, ma commette un errore che apre nuove indagini

I retroscena sull’inchiesta per la latitanza del boss amico di Iovine

Il boss dei Casalesi Corrado De Luca

Quando vide i carabinieri davanti alla porta di casa non ebbe alcun dubbio e fu lui stesso ad indicare dove erano nascoste le armi che stavano cercando. Era il 27 ottobre dello scorso anno quando i militari della compagnia di Casal di Principe si presentarono presso l’abitazione di Davide Diana a San Cipriano d’Aversa alla ricerca di armi. Il 49enne non sembrò per nulla turbato, anzi. Forse se lo aspettava. E quando vide i militari chiarò il suo avvocato di fiducia ed indicò ai carabinieri il posto dove cercare.

Quando arrivò in caserma, poi, rilasciò dichiarazioni spontanee facendo anche il nome di Corrado De Luca, il boss del clan dei Casalesi, amico di Antonio Iovine, che era stato arrestato pochi mesi prima. “Quando siete venuti presso la mia abitazione per ricercare armi - ha dichiarato - ho capito che era inutile opporre resistenze e spontaneamente vi ho indicato il luogo del cortile nella quale tenevo nascoste due pistole e varie munizioni. Al riguardo voglio dire che circa un anno addietro è morto mio fratello Marco. Nel ripulire la sua abitazione ho visto che teneva questa palla con all’interno delle armi. Ho preso la palla e l’ho portata a casa mia in attesa di capire di chi erano. Mio fratello era vicino di casa di Corrado De Luca e so che aveva rapporti e contatti con lui, non posso dirlo con sicurezza se le armi erano di mio fratello o del vicino di casa”.

Parole che sembravano confermare l’intuizione investigativa dei carabinieri e che avrebbero, forse, chiuso la partita, se non fosse per un errore commesso da Diana durante la sua deposizione. Un errore grave, relativo alla data di morte del fratello, che non era morto nel 2017 come da lui indicato nella dichiarazione, bensì nel dicembre 2016, ancora un anno prima. Da qui i carabinieri hanno inteso approfondire la vicenda ed hanno scoperto che in realtà la dichiarazione di Davide Diana fosse stata quasi “preparata a tavolino” ma che in realtà vi era un’altra persona che non era stata tirata in ballo, proprio quel Mario Pagano che avrebbe dato supporto alla latitanza di Corrado De Luca.

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