Abbandonato dallo Stato, il pentito si sfoga in tribunale

Vargas denuncia le condizioni precarie che vive con i suoi familiari

Pasquale Vargas

Si sente abbandonato dallo Stato, in condizioni precarie. Uno stato di indigenza che ha colpito sia lui che la sua famiglia e per il quale si è rivolto alla commissione per i collaboratori di giustizia senza riuscire a trovare una soluzione. Questo, in sintesi, lo sfogo del pentito Pasquale Vargas che ha affidato il suo disagio attraverso poche righe lette nel corso del processo per l'omicidio di Giuseppe Quadrano, il postino cugino omonimo del killer di don Peppe Diana (poi diventato collaboratore di giustizia) per il quale è sotto processo il capoclan dei Casalesi Francesco Schiavone Sandokan.

Vargas stamattina si è presentato in videocollegamento con la Corte d'Assise di Santa Maria Capua Vetere come testimone. Prima di prendere la parola e rispondere alle domande del pubblico ministero e degli avvocati (Gianni Zara per le parti civili e Mauro Valentino per l'imputato) ha letto in aula il proclama.

Il pentito ha ribadito la sua volontà di continuare a collaborare con la giustizia, presentandosi ai diversi processi in cui è chiamato a testimoniare, ma ha spiegato di voler rendere pubblica la sua situazione che andrebbe avanti, secondo quanto ha riferito in aula, dalla fine del 2017.

Una situazione che secondo quanto risulta allo stesso Vargas non è attribuibile solo a lui ma anche ad altri collaboratori di giustizia che si trovano nelle stesse condizioni. Al termine del suo sfogo il giudice Napoletano ha invitato Vargas a parlare con il suo avvocato e trovare una strada per risolvere i suoi problemi.

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