“Non ti pago per un sacramento”. Il parroco si ‘sfoga’ su Facebook

Si riaccende la polemica sulle somme richieste per matrimoni e battesimi

Le somme richeste dai sacerdoti per svolgere battesimi, comunioni e matrimoni accende di nuovo la polemica. Stavolta a scatenarla è proprio un sacerdote della Diocesi di Aversa, don Francesco Riccio, già parroco della chiesa di San Giovanni Battista ed ora a Giugliano, alla parrocchia di San Pio X. E proprio il prete si è sfogato su Facebook, aprendo naturalmente una lunga discussione, dopo essersi sentito dire da due fedeli: "Il Papa dice che i sacramenti non si pagano, quindi non ti lascio soldi”. Un tema molto spinoso, che ha acceso e diviso spesso i fedeli, soprattutto perché alcuni parroci, invece di accettare le offerte spontanee, hanno dei veri e propri tariffari per i sacramenti. 

“Per l'ennesima volta - ha scritto don Francesco - mi scontro con qualcuno che si arroga il diritto di proclamare verità assolute. Non entro nella dinamica che spinge il Santo Padre a ridire, spesso, che i sacramenti non si pagano. Non entro nella discussione perché manco accolgo la polemica e ridico semplicemente che un sacramento non si paga perché non ha un valore economico. Detto ciò vado a sbirciare nella coppolella di chi continuamente mette prezzi alle cose che riguardano i sacramenti, che non aggiungono valore al sacramento, ma che fanno di quell'indotto che riguarda un Sacramento una squallida questione di soldi. Non entro nel dire costi di fiori, addobbo, ventagli e confetti, non riuscirei a quantizzare il prezzo che permette ad una famiglia di dire che il suo è un matrimonio più bello  perché ha speso di più perdendo di vista la gratuità con cui Dio ti dona quel sacramento. Lo stesso vale per funerali, trigesimi, dove si è convinti che sia una finta e stonata voce lirica e 20 metri di stoffa nera a permettere al defunto di andare più veloce in paradiso. Sto lontano da tutto ciò che fa dire alla persona coinvolta nel vortice spasmodico del frenetico shopping religioso che "un Sacramento è gratuito e non do nulla alla parrocchia", più che definire un profondo stato di ignoranza non so dire”. 

Ed aggiunge: “Proviamo a dire cosa mette in gioco la parrocchia per un matrimonio. Quasi sempre lo straordinario di un sacrestano che con il parroco attende il ritardo di tutti, la gente è convinta che quello devi fare e cioè a spettare i loro comodi. Il far trovare, giustamente, la chiesa pulita e da ripulire subito dopo, perché dopo un matrimonio la chiesa non è tanto differente da uno stadio post partita. Per non dire che spesso la chiesa la si sceglie in funzione dello stato di salute architettonico e quindi la parrocchia è costantemente in restauro. Allora cosa significa lasciare un contributo alla fine della messa che sia matrimonio o funerale? Significa intelligenza, rispetto, mi permetto di dire appartenenza ad una comunità e mai una tariffa né un pagamento del sacramento né tantomeno una elemosina. Fuori da qui populismo, ignoranza e sopratutto mancanza di fede nella comunità. Avrei voluto concludere dicendo "buon intenditor poche parole", ma di parole ne ho usate tante perché ahimè in materia di vita di comunità, di fede, di intenditor se ne trovano sempre di meno”.

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