Permessi ai camorristi all'ergastolo: si spacca il fronte casertano

Camere Penali favorevoli alla sentenza della Grande Chambre: "Pena serve a rieducare il condannato". L'allarme di Zara: "Mafia non si combatte con i principi"

Felice Belluomo, Giovanni Zara e Francesco Petrillo

Favorevoli e contrari, punti di vista differenti a seconda della prospettiva da cui si osserva. La sentenza della Corte di Strasburgo, che impone all'Italia di rivedere la legge sull'ergastolo ostativo - con il mancato accesso a benefici per boss di camorra del calibro di Francesco Schiavone Sandokan, Francesco Bidognetti, Michele Zagaria o Giuseppe Setola o altri detenuti per reati di tipo mafioso - spacca il fronte casertano. Se dalle Camere Penali, di Santa Maria Capua Vetere e Napoli Nord, arriva il placet all'unisono altri, come Giovanni Zara, esprimono perplessità sulla difficile applicazione del "principio" a quella che è la lotta alle mafie che rischia di essere combattuta con armi più spuntate da qui in avanti.

PETRILLO: "AVVILENTE IL DIBATTITO FORCAIOLO"

Sulla decisione della Grand Chambre il presidente della Camera Penale di Santa Maria Capua Vetere, Francesco Petrillo, sottolinea l'aspetto positivo di "questo pronunciamento. Trovo folle l'imbarbarimento del dibattito politico e la totale chiusura dinanzi a certe tematiche. La pena ha lo scopo di emendare il condannato sempre, lo sancisce la Costituzione, mentre per alcuni tipi di reato, come quelli di mafia, c'è una forte chiusura. Pensare che un ergastolano non possa cambiare in carcere rappresenta un fallimento di tutto il nostro ordinamento, fondato sulla rieducazione del condannato per il suo reinserimento nella socità. Escludere a priori questa possibilità a persone che hanno scontato 20 anni o più di carcere è disumano. Si rischia di perdere principi che dovrebbero essere assodati e che vengono messi in discussione da un avvilente spirito forcaiolo alimentato dal dibattito politico".

BELLUOMO: "SENTENZA DA' UN SENSO ALLA NOSTRA COSTITUZIONE"

"Sgombriamo subito il campo da paure , allarmismi e proclami di sorta . Le Città italiane non saranno invase da pericolosi ergastolani, nessuno dovrà armarsi nè ci sarà un pericolo imminente per l’ordine pubblico . Chi lo dice o è ignorante, nel senso tecnico del termine che davvero ha poca dimestichezza con la tematica, o storpia la pronuncia strumentalmente magari per ammaliare le folle ed il consenso elettorale. Spiace leggere ad esempio il Ministro di Giustizia l’Onorevole Bonafede che dica "ricorreremo in altra sede": sarei curioso di chiedergli se lui davvero abbia compreso la portata della pronuncia". Così l'avvocato Felice Belluomo, presidente della Camera Penale di Napoli Nord, che prosegue: "La sentenza afferma un principio semplicissimo: l’Italia deve riformare la legge sull’ergastolo ostativo, che impedisce al condannato all’ergastolo di usufruire di benefici o misure alternative alla pena detentiva salvo che non collabori con la giustizia. E deve farlo perché la legge sull’ergastolo ostativo viola 'il diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti' sancito dall’articolo 3 della Convenzione Europea sui Diritti Umani. Nella sentenza la Corte spiega che lo Stato non può imporre il carcere a vita ai condannati solo sulla base della loro decisione di non collaborare con la giustizia. I Giudici di Strasburgo ritengono che “la non collaborazione” non implichi necessariamente che il condannato non si sia pentito dei suoi atti, che sia ancora in contatto con le organizzazioni criminali, e che costituisca quindi un pericolo per la società. La Corte , ad esempio, afferma che la non collaborazione con la giustizia può dipendere da altri fattori, come per esempio la paura di mettere in pericolo la propria vita o quella dei propri cari".

LA CORTE EUROPEA BOCCIA L'ITALIA: MA I CAMORRISTI DEVONO 'DISSOCIARSI'

Per Belluomo la decisione della Grande Camera dà "un senso alla nostra stessa Carta Costituzionale. Si ricordi che l’articolo 27 della Costituzione sancisce l’obiettivo della pena nella rieducazione e della risocializzazione del detenuto allora la pronuncia è giustissima perché fa comprendere allo Stato Italiano che è errata una presunzione legale assoluta nell’Ordinamento secondo cui solo collaborando si abbia la prova certa del ravvedimento del reo". Di certo i benefici non saranno per tutti. Quel che è certo, conclude Belluomo, è la caduta "dell'automatismo ostativo e rivivrà – mi auguro – nuovamente la regola della valutazione giurisdizionale da parte dell’Autorità Giudiziaria. Io credo che gli stessi Magistrati in modo asettico non possano che plaudire a tale pronuncia perché si tratta di rivitalizzare anche in questa tematica la riserva di giurisdizione che è prevista dalla Costituzione come meccanismo di garanzia per tutti  i cittadini, detenuti compresi. Chi la ignora ipotizza  un giudice 'sceriffo ' mostrando totale sfiducia nella stessa magistratura di sorveglianza e nella autonomia di giudizio".

ZARA: "CONTRARIO ALLA SENTENZA: LA MAFIA NON SI COMBATTE CON I PRINCIPI" 

Diverso il punto di vista di un altro avvocato casertano. Giovanni Zara da legale ha scelto di difendere le vittime delle mafie, in particolare quelle del clan dei Casalesi, e da sindaco di Casapesenna si è schierato apertamente contro il superboss Michele Zagaria, all'epoca latitante, e per questo venne minacciato (addirittura alcuni collaboratori parlano di un piano per eliminarlo per ordine di Capastorta). "Da giurista comprendo la decisione della Grande Chambre sotto un aspetto teorico - commenta Zara - Ma la teoria non va a braccetto con la pratica e la mafia va combattuta con armi forti come l'ergastolo ostativo. L'Italia ha l'obbligo di aderire ma la mafia non può essere combattuta con i principi, per quanto questi siano condivisibili. Leggo di giuristi che si stanno schierando a favore di questa sentenza perchè la dignità dell'essere umano non può essere calpestata. Mi chiedo dove siano quando la dignità delle vittime viene calpestata dai mafiosi o dallo Stato. Un caso eclatante è il reddito di cittadinanza ad una terrorista mentre viene negato un contributo a chi ha visto morire un padre o un marito. Si fanno due pesi e due misure. Inoltre generalizzare è pericoloso e mi auguro che il legislatore istituisca una commissione per valitare caso per caso. Ad esempio sono due casi diversi quello di un terrorista delle Br, disarticolate, ed un boss dei Casalesi o della mafia siciliana o della Ndrangheta che continuano ad esistere e sono operative. Concedere benefici a queste persone è pericoloso facendo pendere la bilancia sul lato dei principi a sfavore della concretezza della realtà. Si rischia - conclude - che le stesse vittime percepiscano la giustizia come ingiusta e non si sentano tutelate dallo Stato".  

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