"Il Natale appezzottato", l'omelia durissima del Vescovo

Monsignor Di Donna smaschera le ipocrisie del politically correct: "Siamo in pericolo"

Monsignor Antonio Di Donna

Un'omelia che suona come un vero e proprio attacco al "politically correct", alle ipocrisie, all'indifferenza. E' quello fatto la messa di Natale dal Vescovo della Diocesi di Acerra, Monsignor Antonio Di Donna, di cui fanno parte anche San Felice a Cancello, Santa Maria a Vico, Cervino ed Arienzo.

Il Natale "appezzottato"

“Oggi è nato per voi il Salvatore, che è Cristo Signore - ha esordito il Vescovo - E’questo il vero Natale, il Natale del Signore, il Natale cristiano. E’ questo il vero motivo della nostra festa. Se togliamo questo annuncio, cosa rimane del Natale? Una festa vuota, solo una grande abbuffata! Nel nostro dialetto napoletano, di una cosa falsa diciamo "appezzottato". E’ quando si imitano capi di abbigliamento o borse di grandi firme, ma in realtà quegli oggetti sono falsi. A Napoli si dice appunto, sono "appezzottati". Ci sono tanti natali "appezzottati" in giro, natali molto “falsi". 

“Non c’era posto per loro nell’alloggio”

Nei regimi atei e totalitari del secolo scorso - ancora oggi in qualche parte della terra dove le comunità cristiane sono minoranza - il Natale veniva cancellato dal calendario, non era festa ma un giorno feriale in cui si andava a lavorare.

Noi stiamo facendo di peggio: non lasciamo Gesù fuori dalla porta, siamo gente “perbene”, educata, mica come quelli di Betlemme che l’hanno cacciato fuori, non l’hanno ospitato! Noi non lo lasciamo fuori, ma gli facciamo qualcosa di peggio: lo rendiamo innocuo. Il nostro non è il Natale negato, come nei regimi atei e totalitari, ma un natale bloccato: lo svuotiamo dall’interno, facciamo un’operazione molto più diplomatica e sottile. Lo riconosciamo come festa, ma in realtà lo svuotiamo dall’interno.

Lo aveva previsto un grande pensatore cristiano nei secoli scorsi. Nel 600’, in maniera profetica, il filosofo danese, Soren Kierkegaard, aveva detto: “Se Cristo nascesse oggi, non sarebbe crocifisso, rifiutato o emarginato, ma reso innocuo, irrilevante”. Politicamente corretto, come siamo soliti dire ai nostri giorni.

Cari amici, c’è una tendenza preoccupante da alcuni anni nell’Occidente ormai secolarizzato: vere lobbies internazionali cercano di svuotare il Natale cristiano. E così si fa festa senza il festeggiato: si dice buon Natale, ma senza specificare di chi si tratta. Natale significa nascita, natività: uno si aspetterebbe che ci fosse il festeggiato. Chi si festeggia, chi nasce? E invece, si sta attenti a non pronunciarlo. 

Il Natale “svuotato”

Ci sono sintomi preoccupanti: la scuola ormai abolisce i segni evidenti del Natale del Signore, riducendolo alla grande festa d’inverno, la festa dei bambini, con lucie recite, ma si evita accuratamente di parlare di Gesù, della sua nascita. Altro segno preoccupante: sempre più si rinuncia ai canti tradizionali cristiani, preferendo per esempio a quelli del nostro grande Sant’Alfonso "Tu scendi dalle stelle" e "Quanno nascente Ninno", improbabili canti americani quali “White Christmas” e “Jingle bells,” che niente hanno a che fare con la nostra cultura. Per non urtare, si dice, la sensibilità di quelli che hanno altre fedi.

Devo però da questo punto di vista in parte correggermi: avevo preparato l’omelia prima di ieri sera, poi mi ha colpito un episodio bello al termine del Tg1 delle 20.00 della Vigilia. Hanno chiesto al cantautore Jovanotti: “Quale è per te la canzone più bella del Natale?”. E lui ha risposto che “son tutte belle e mi piacciono tutte, ma una particolarmente: ‘Tu scendi dalle stelle’”. Mi sono detto: “La Tv di Stato non ha censurato ‘Tu scendi dalle stelle’?”. Addirittura Jovanotti si è messo con la chitarra e l’ha cantata, con il suo stile. Ecco, sentire da schermi televisivi - in genere attenti a censurare ogni riferimento a Gesù, alla sua nascita e alla fede cristiana - cantare Jovanotti “A te che sei del mondo il creatore mancano panni e fuoco mio Signore” mi ha fatto, confesso, molto piacere.

Però sta di fatto che la tendenza rimane.

Dico questo cari amici, perché l’ultimo episodio è di Facebook di qualche settimana fa. Riguarda la preghiera, apparsa nei Social inglesi, che Babbo Natale rivolge a Gesù Bambino: “Mio caro e prezioso Gesù Bambino io non ho mai pensato di prendere il tuo posto. Porto solo giocattoli e altri oggetti, ma tu porti amore. La gente mi dà liste di doni, ma tu ascolti le preghiere. Quando io arrivo in città i bambini cercano di essere buoni, di non piangere, ma sei tu che li ami con amore sovrabbondante. Io porto solo un sacco di giocattoli, ma sei tu che lasci un cuore pieno di amore, pieno di significato, e di ragioni per vivere”. E conclude: “Voi potete trovare tanti babbi natale in città o al centro commerciale, ma Tu Gesù Bambino sei l’unico Onnipotente che può rispondere alle domande di un peccatore”.

Molto bella questa preghiera. Eppure Facebook l’ha oscurata, l’ha bloccata con la didascalia: “Perché dannosa, diseducativa per i bambini”. Lo stesso Social è stato poi costretto a rimetterla in circolazione, perché il testo ormai si era diffuso. Ecco cosa stiamo combinando nell’Occidente secolarizzato, ben di più di cacciarlo fuori dalla porta, ben di più dei regimi atei e totalitari che avevano cancellato il Natale dal calendario:stiamo facendo di peggio, stiamo svuotando la festa dai suoi significati cristiani. Il Natale negato dei regimi atei è diventato il Natale “appezzottato”, bloccato, svuotato.

Il natale “strumentalizzato”

Ma c’è dell’altro: il natale strumentalizzato da certa propaganda politica che si serve ipocritamente dei simboli cristiani - vangelo, rosario, crocifisso, e anche del presepe - brandendoli come spada contro gli altri.

Come posso io brandire il vangelo, il presepe e il crocifisso, e poi buttare fuori profughi e immigrati? Gesù è stato immigrato, extracomunitario. E’ nato forestiero, di lì a poco questo bambino sarà costretto con i suoi genitori ad andare in Egitto, fuori dalla sua patria, dal suo Paese, perché Erode lo perseguita! E’ pura ipocrisia brandire i simboli cristiani e di fatto negare i valori cristiani!

Viviamo dunque in un una società dunque che vuole fare festa senza il festeggiato, tra l’altro ipocrita, perché usufruisce dei vantaggi, come le vacanze a scuola o al lavoro, ma non riconosce le origini cristiane della festa.

Ecco i natali “appezzottati”: quello negato dei regimi atei, svuotato dall’Occidente secolarizzato, o strumentalizzato: io sono stanco di questi falsi natali!

La più grande rivoluzione della storia

Eppure, il mistero del Natale del Signore è troppo importante, troppo profondo per essere negato, svuotato e strumentalizzato. La nascita del Figlio di Dio, la sua Incarnazione, il suo prendere la nostra natura umana, il suo diventare carne, uomo, è la più grande rivoluzione di tutti i tempi: noi contiamo in Occidente gli anni, i secoli, a partire da questo Bambino - avanti Cristo e dopo Cristo. Questo basterebbe per dire l’importanza, anche solo culturale e storica, di questa nascita.

L’idea di un Dio che ha voluto assumere la nostra natura umana ha fatto generare il concetto di persona: abbiamo inventato noi cristiani la dignità della persona umana, dei suoi diritti, dei diritti della donna, del bambino. Spazzare via questo significa andare incontro a barbarie, all’imbarbarimento della cultura, del linguaggio e della stessa vita umana.

Il mistero del Dio che si fa uomo è l’idea più inaudita, più sconvolgente di tutta la storia. Ecco perché la Chiesa sente il dovere, l’obbligo ogni anno di annunciare il vero Natale, quello autentico, non “appezzottato”.

Svegliati tu che dormi. Riconosci la tua dignità

Per concludere, vorrei richiamare a me e a voi, cari amici, due bellissime esortazioni di due antichi Padri della Chiesa: Agostino e Leone Magno.

Il primo dice: “Svegliati, tu che dormi, per te si è fatto uomo, svegliati! E’ giunta l’ora di svegliarsi dal sonno, svegliati!

E Leone Magno aggiunge: “Riconosci cristiano la tua grande dignità”.  Senza svenderla.

Cari amici devo constatare una grande indifferenza intorno a noi. Il sonno regna sovrano. Sonno e indifferenza regnano sui grandi problemi generali. A livello generale, stiamo assistendo a un’opera di distrazione di massa: non saprei chiamare diversamente l’anestetizzazione di un intero popolo.

Ci stanno facendo credere che i migranti siano il problema numero uno, il capro espiatorio di tutti i problemi, mentre un’indifferenza generale regna sui problemi molto più seri, che andrebbero al primo posto nell’agenda di Governo e delle altre Istituzioni, come la mancanza cronica di lavoro, l’esodo massiccio dei giovani, che continuamente vanno via!

Ma soprattutto, una grande indifferenza regna mentre si consuma la secessione delle regioni ricche del Nord. Oggi il Veneto sta trattando con il Governo la sua autonomia: avranno tutto tranne l’esercito! Dopo il Veneto sarà il turno di Lombardia, Emilia Romagna. Capisco un certo sano federalismo, ma non a condizione che le altre regioni, soprattutto del Sud, vengano penalizzate. Ci saranno minori introiti nelle casse centrali dello Stato e questo sarà a danno delle regioni più povere del Paese, che sono le nostre, le regioni meridionali.

L’unita è a rischio. Anni fa i vescovi italiani coniarono uno slogan: “Il Paese non crescerà se non insieme”. Pur salvando un sano federalismo, previsto dalla Costituzione e dalle leggi, attenti però ad un federalismo scorretto, in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Se ne parla poco, facendo credere che i migranti sono il problema!

Ad Acerra e nella altre Città della Diocesi. Questo vale anche per la nostra città, come per le altre città della Diocesi. Premetto che quanto dico, lo dico perché un Vescovo vuole bene al suo popolo, vuole bene alla sua città e se dice certe cose le dice per amore, perché il Vescovo non è di parte, non è per qualcuno contro qualcun’altro, ma è un pastore, perché è padre del suo popolo, una sentinella.

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