"Positivo al coronavirus, isolato a casa anche dalla famiglia. Sono stato male, a tutti dico di restare a casa"

A Casertanews parla uno dei 6 aversani positivo al Covid-19: "Dai primi sintomi al risultato del tampone sono passati 10 giorni. La tossa non mi abbandona mai". E lancia un appello per le farmacie

“Accetto di fare l’intervista solo perché spero che le mie parole possano essere di aiuto per qualcun altro”. Inizia così l’intervista di Casertanews a Mario (nome di fantasia), una delle sei persone di Aversa attualmente ancora positive al Covid-19. E’ stanco, provato dalla febbre e dalla tosse che, spiega, “non mi lascia mai”. Le sue condizioni sono buone ed è stato estremamente lucido quando “alla comparsa dei primi sintomi ho scelto di mettermi in autoisolamento volontario”.

Come sta innanzitutto? “Ho decimi di febbre ed un po' di tosse”.

Come ha scoperto di essere positivo al Covid-19? “I primi giorni stavo davvero male. Ero stanchissimo. Ho trascorso giornate a letto senza forze. Da domenica 16 marzo, poi, mi è salita la febbre. A quel punto ho allertato il mio medico di base e l’Asl chiedendo di sottopormi al tampone. Non è stato semplice”.

Perché? “Il tampone mi è stato fatto dopo ben cinque giorni, ovvero venerdì scorso 20 marzo”.

In quei giorni di attesa che cosa è successo? “Mi sono accorto subito che non era una ‘normale’ influenza. Ed immediatamente ho scelto di mettermi in isolamento e di non uscire di casa fino all’esito del tampone. Non vedo nemmeno il resto della mia famiglia con cui abito. Vivo nella mia stanza con un bagno dedicato. Ho cercato di preservare anche la mia famiglia”.

E poi? "Ogni giorno ho chiamato l’Asl per chiedere il tampone. Domenica 15 ho allertato il medico di famiglia ed il 20 mi hanno fatto il tampone. Il risultato è arrivato ieri, martedì 24”.

Quindi dai primi sintomi sono passati dieci giorni? “Sì. Non voglio puntare il dito contro nessuno. In questo momento tutto il settore medico e sanitario è oberato di lavoro. Per questo credo che i tempi siano stati così lunghi. In questo periodo, e voglio ribadirlo, sono stato a casa e non ho avuto contatti con nessuno. Il mio ultimo giorno di lavoro è stato sabato 14 marzo”.

Come la sta vivendo? "Sono tranquillo. I primi giorni ho avuto la febbre alta, adesso sono decimi. Ciò che non mi lascia è la tosse. La fastidiosissima tosse. Trascorro le giornate guardando serie tv, chattando con gli amici. Niente di particolare”.

Che cosa sente di dire a chi leggera questo articolo? “Bisogna stare a casa. Lo so che lo dicono tutti, ma è necessario. E tutti devono capirlo. E dico a chi ha la febbre deve mettersi in autoisolamento. Mi sono imposto sin dal primo momento che se non avessi visto i risultati del tampone non sarei tornato a lavoro. Posso lanciare un appello?”.

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Certamente. “I farmacisti devono lavorare a battenti chiusi. Bisogna pensare anche a questa precauzione per provare a fermare il contagio”. (ha collaborato Francesca Pagano)

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