La fine di De Cristofaro: dall'ascesa in Comune alla rivincita mancata

Dopo tre anni si chiude definitivamente la carriera politica

L'ex sindaco di Aversa Enrico De Cristofaro

Foto di polpi cotti, paperi arrostiti e dell’ultimo canto del cigno. Così i social normanni hanno risposto alla mancata candidatura dell’ex sindaco Enrico de Cristofaro. Un epilogo atteso e forse scontato, per molti. De Cristofaro nel 2016 per la prima volta è sceso in campo presentandosi come volto nuovo ed espressione della società civile. De Cristofaro già nel 2012 si era affacciato allo scenario politico, ma poi lasciò spazio al figlio Orlando che venne eletto nelle liste dell’Udc. Una consiliatura tormentata con pochi mesi in maggioranza accanto allora sindaco Peppe Sagliocco prima di passare subito all’opposizione. 

Nel 2016 la svolta. Con determinazione l’ex presidente dell’ordine degli architetti scese in campo e piano piano riuscì a portare tutti dalla sua parte. Anche Noi Aversani che fino a quel momento erano nemici giurati (politicamente parlando) della de Cristofaro’s family. Avvenne la spaccatura in Forza Italia che candidò Gianpaolo dello Vicario. Da una costola dei forzisti nacque Forza Aversa che si rivelò come prima lista della coalizione. L'inizio della sindacatura fu tutt’altro che in discesa. A quasi due mesi dal voto nacque la prima giunta. Sono stati oltre 20 i componenti dell’esecutivo in meno di tre anni, segno di instabilità politica. Così come la maggioranza velocemente è mutata. Al primo ostacolo, cioè al primo bilancio di previsione, de Cristofaro perse Noi Aversani tenendosi stretto solo Stefano di Grazia. Ai nastri di partenza aveva perso anche Mario Tozzi. Ma nel frattempo arrivò Giovanni Innocenti dall’opposizione. 

Poi la vicenda giudiziaria. Arrestato nell’ambito dell’inchiesta ‘The Queen’ rimase in galera per più di 15 giorni. Un episodio che ha segnato certamente dal punto di vista umano prim’ancora che politico l’ex sindaco De Cristofaro. Che è stato un sindaco presenzialista che ha sempre delegato poco. Un sindaco, e gliene va dato atto, ogni mattina usciva alle 6 per verificare il lavoro degli addetti al verde pubblico e rientrava in piena notte per controllare la movida. Presenzialista, ma non d’azione. Perché un sindaco deve programmare le azioni da porre in essere, delegare e far rispettare la volontà politica. 

In quasi tre anni Aversa ha perso la leadership politica dell’agro aversano grazie ad un primo cittadino in stallo tra il Pd di Nicola Caputo, Forza Italia di Gianpiero Zinzi e tanti civici autonomi ed indipendenti. Poi la debacle. Un patto non rispettato (da Augusto Bisceglia) e non fatto rispettare (da Enrico de Cristofaro), un rimpasto rimandato ‘sine die’ per proteggere gli ‘assessori del sindaco’ ed amici fidati Michele Ronza e Marika de Angelis. Per questo è finita anzitempo un’amministrazione. 

Il giorno dopo la sfiducia Enrico de Cristofaro ha annunciato che doveva terminare il lavoro non portato a termine e tutto ciò, parafrasando un suo slogan, che aveva in mente. Dopo l’amaro 13 febbraio, giorno in cui 13 consiglieri comunali si sono dimessi sfiduciando l’amministrazione de Cristofaro, è cominciata la campagna elettorale dell’ex sindaco terminata, però, la sera prima della presentazione delle liste. C'è chi parla di una decisione suggerita dalla famiglia, chi di una resa indotta dai candidati pronti alla fuga, chi di candidati fantasma. Sta di fatto che dichiarazioni ufficiali non ce ne sono state, così come nessuna lista. E sulla carriera politica ed amministrativa di de Cristofaro è calato il sipario. The end. Prima dei titoli di coda, però, l’ex sindaco ha provveduto a piazzare i suoi fedelissimi sia nelle coalizioni di Gianluca Golia che in quelle di Peppe Stabile. Un modo per provare a restare in vita, politicamente parlando.  

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