Camorra, l’allarme della Dda: “Casalesi 2.0 più insidiosi del vecchio clan”

D’Alessio alla Summer School Ucsi: “L’organizzazione criminale è ancora molto presente”

Il sostituto procuratore della Dda D'Alessio ed il professore Di Gennaro

“I Casalesi 2.0 sono ancora più insidiosi del vecchio clan”. È la dichiarazione forte emersa dal dibattito tenuto questa mattina a Casal di Principe nella Villa Liberazione, già nota come “Villa Scarface”, bene confiscato al fratello del capoclan dei Casalesi Walter Schiavone. A lanciare l’allarme sulla pericolosità del ‘nuovo clan’ è stato Alessandro D’Alessio, sostituto procuratore della Dda di Napoli, tra gli ospiti della seconda giornata della Summer School Ucsi - la scuola di giornalismo investigativo promossa dall’Unione cattolica stampa italiana di Caserta e dall’Agenzia pubblica per la legalità Agrorinasce, in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti Campania.

“Le organizzazioni criminali hanno la capacità di farsi interpreti dei sogni delle persone, andando a sostituire lo Stato - ha spiegato il magistrato dell’Antimafia - Secondo quanto riportato dai collaboratori di giustizia, il clan dei Casalesi non si è mai occupato di tre attività criminali: le esecuzioni immobiliari, spesso rivolte alla povera gente, gli stupefacenti e l’usura. Avevano capito che dovevano farsi amare dalla gente per acquisire potere e controllare il territorio. Quello che mi fa arrabbiare - ha riconosciuto D’Alessio - è l'eccessiva disponibilità delle banche ad aiutare i cosiddetti ‘investitori sponsorizzati’, senza ricevere particolari garanzie. L'estorsione è essenziale per il controllo del territorio, ma oggi si assiste ad un mutamento: gli imprenditori si fanno forti della complicità con mafia e politica e, grazie alla corruzione, arrivano praticamente ovunque”.

Il sostituto procuratore della Dda ha invitato anche a non sottovalutare il rischio connesso al clan: “L’organizzazione criminale e’ ancora molto presente. Chi dice il contrario, vuole solo strumentalizzare. Oggi il vero fenomeno spia della presenza delle organizzazioni criminali e’ la corruzione — ha sottolineato D’Alessio - I politici non cercano più il vero consenso elettorale”.

Un focus importante poi sul ruolo e sui legami tra camorra e imprenditori: “Spesso mi è capitato di ascoltare imprenditori che, con i loro parenti, dichiarano di non sentirsi complici ma vittime della camorra - ha rivelato D’Alessio - Non si rendono conto che la camorra ha bisogno degli imprenditori. La mafia casalese ha capito subito che per guadagnare bisognava controllare certi settori dell'economia attraverso i consorzi. La grande intuizione di Zagaria è stata quella di non bloccare i cantieri, ma di diventare soci dei grandi imprenditori”.

Di Gennaro: "Mafie non hanno rinunciato alla violenza"

A confrontarsi con D’Alessio (nell'incontro moderato dal responsabile di Casertanews Giuseppe Perrotta) c’era anche Giacomo Di Gennaro, dell’Università Federico II di Napoli, curatore del "Rapporto criminalità grandi aree urbane italiane”. “C'è il rischio di sopravvalutare solo la dimensione economica delle organizzazioni criminali. Bisogna cogliere gli aspetti di supporto all'attività economica, come la politica deviata e la situazione socio-culturale. L'omertà e l'uso strumentale della violenza vanno tenute in conto. Altro elemento da tenere presente è quello che considero il reato-madre, ovvero l'estorsione. Non è affatto vero che le mafie hanno rinunciato all'uso della violenza e quindi delle attività estorsive, fondamentali per il controllo del territorio. Le aree più colpite sono quelle meridionali, ma anche al Nord il fenomeno è presente. Bisogna rivedere le politiche di lotta alla mafia, altrimenti avremo nei prossimi 20 anni il proliferare di nuovi gruppi criminali. Altro reato da attenzionare è l'usura, che non segue sempre e per forza network criminali. Nella strategia delle mafie l'usura è diventata un mezzo per infiltrarsi ed impossessarsi delle attività imprenditoriali e commerciali”.

Anche Di Gennaro ha voluto sottolineare il ruolo delle banche, come D’Alessio: “La responsabilità delle banche è forte rispetto all'usura poiché, come le mafie, giocano sulle aste immobiliari. Il sovraindebitamento causato dalla crisi e da tassi di interesse altissimi, ha finito per favorire gli usurai e, di riflesso, l'economia criminale. Se l'imprenditore in difficoltà trova porzioni piccolissime di mercato del credito legale, è quasi costretto a rivolgersi alle organizzazioni criminali”.

Melillo: "Mentalità camorristica va combattuta ad ogni costo"

Sulla battaglia senza quartiere alla camorra è intervenuto anche il Procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Melillo, che ha voluto sottolineare come "oggi lo Stato è molto più forte ed autorevole di alcuni anni fa, la nostra legislazione antimafia è considerata un modello a livello mondiale”.

“Quando si diffonde tra i cittadini il convincimento che l'intervento dello Stato porta ad un impoverimento, o comunque a qualcosa di negativo, la mafia trova terreno fertile - ha spiega Melillo - Le organizzazioni mafiose sono un fenomeno estremamente complesso, intrecciato con la società, con la politica, con l'imprenditoria. La mafia minaccia pesantemente il patto di coesione sociale su cui si fonda la nostra nazione. Per questo la mentalità camorristica va combattuta ad ogni costo. Cogliere il nesso che esiste tra mafia, corruzione e pubblica amministrazione sarebbe un buon punto di partenza. La mafia è fatta di valori sostitutivi rispetto a quelli dello Stato, e tali valori non sono solo quelli dei mafiosi ma rappresentano una spaventosa normalità che riguarda molti cittadini. Per combattere la mafia bisogna migliorare il filtro amministrativo, spesso composto da funzionari impreparati e quindi non in grado di opporsi allo strapotere mafioso".

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