Nicola, l'eroe casertano in prima linea per l'emergenza Coronavirus

Ha rinunciato al suo compleanno in famiglia: “La mia coscienza e il mio cuore mi hanno dettato di non partire e restare a Milano mentre una lacrima mi riga il viso”

Nicola Arena, l'infermiere casertano che lavora a Milano

Si chiama Nicola Arena di Aversa ed è un infermiere che lavora a Milano. Uno degli eroi di questi giorni. In questi giorni ha compiuto quarant’anni: un compleanno da festeggiare. Ma non è stato così. Nicola ha rinunciato alla torta, alle candeline, alla festa ed al calore della famiglia per restare a Milano dove lavora presso ASST Melegnano P.O Cernusco sul Naviglio da circa 12 anni nel reparto di Ortopedia.

Ed è proprio in Lombardia, epicentro della pandemia, dove è rimasto e sta lottando in prima linea contro il Covid-19. Ha scritto una lettera accorata condivisa anche dal sindaco Alfonso Golia. “Poteva tornare a casa, ma non l'ha fatto dimostrando coscienza e grande senso di responsabilità. Ora anche lui è in prima linea a combattere il virus. Buon lavoro Nicola da parte di tutta noi”, ha detto Golia. “La città di Aversa è orgogliosa di te e di tutti i suoi figli che lavorano in Italia e nel mondo”, ha precisato.

E poi la parola a Nicola Arena: “Sono una persona molto riservata e non amo i social e non avrei mai pensato di condividere con voi quello che sto vedendo con i miei occhi pieni di paura”, ha detto. “Ho sognato e organizzato da tempo il mio compleanno ero pronto con le valigie in mano per partire e andare ad Aversa dalla mia famiglia. Ma poi la mia coscienza e il mio cuore mi hanno dettato di non partire e restare a Milano mentre una lacrima mi riga il viso”.

“La scelta più giusta che abbia mai fatto”, ci conferma. Ma anche la più dolorosa. “Così proprio nel giorno del mio compleanno tutto è cambiato (1 marzo 2020) da quando è arrivato questo maledetto e subdolo nemico oscuro che senza gambe e senza braccia corre più forte di noi, e nell’arco di poche ore ho visto riorganizzare un ospedale intero. Non ci sono più colleghi dei vari reparti predefiniti non ci sono più colleghi dei vari reparti, ma siamo tutti colleghi di un unico ospedale e dello stesso reparto chiamato Covid-19”.

E continua: “Sapete i dispositivi di protezione individuale fanno male lasciano i segni sul volto, i lividi, fanno sudare e una volta che ho indossato quella tuta non puoi mangiare non puoi bere per almeno 8 ore consecutive per paura di toccarti con i guanti sporchi con il rischio di contagiarti e di contagiare”. Una paura che accompagna costantemente tutti coloro che lavorano in prima linea. Malgrado ciò Nicola e tuti gli altri operatori sanitari non smettono di lottare “Perché questa battaglia noi infermieri la dobbiamo vincere ma ci vogliono le armi giuste”. E continua il nostro concittadino: “In questi giorni ho visto il terrore negli occhi dei miei colleghi dei medici e negli anestesisti, ma noi non lo facciamo lasciar passare oltre le mascherine. Ho visto il terrore e la paura negli occhi dei pazienti che devono stare soli in un letto 24 ore su 24 e possono solo guardare una parete bianca. I pazienti hanno solo il conforto del mio sguardo quando somministro loro la terapia dietro una visiera o degli occhiali”. Perché “essere un infermiere ai tempi del coronavirus significa esprimere ogni sentimento solo attraverso uno sguardo sia esso di paura di smarrimento di sofferenza di preoccupazione”.

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Nicola, poi, chiosa con un invito: “Vi voglio invitare a stare a casa, basto solo io a vedere e a vivere con gli occhi pieni di paura, ma non per andare a fare la spesa, ma per andare a lavoro”. Buon compleanno Nicola, ti aspettiamo ad Aversa per festeggiare i tuoi 40 anni quando questo incubo sarà solo un lontano e triste ricordo.

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