Coronavirus, il medico casertano: "E' aggressivo solo in alcuni casi. Niente panico, solo piccole precauzioni"

Il ricercatore casertano di Malattie dell'Apparato Respiratorio Perrotta predica calma: "In Italia evidenziati tanti contagi per il grande numero di test effettuati, il più alto in tutto l'occidente"

Il nuovo Coronavirus, rinominato SARS-CoV-2, è un virus a RNA responsabile di infezioni a carico delle vie aeree. Appartiene alla famiglia dei Coronavirus insieme ad altri ceppi responsabili di epidemie nel recente passato come la SARS (nel 2003) e il MERS nel (nel 2012). La comparsa ciclica di nuovi ceppi di virus in grado di effettuare un salto di specie – da altri animali all’uomo – è un fenomeno che si chiama spill over ed è alla base delle più importanti pandemie degli ultimi anni.

Più aggressivo negli anziani

L’infezione da SARS-CoV-2 è responsabile di una malattia chiamata COVID-19 la cui presentazione clinica e gravità dei sintomi sono molto variabili nella popolazione generale. Le manifestazioni cliniche possono infatti essere lieve con sintomi da raffreddamento, artralgie, malessere, diarrea, congiuntivite fino a casi più eclatanti con sviluppo di febbre, polmonite ed insufficienza respiratoria. Quello che sappiamo ad oggi è che la malattia tende ad avere un andamento più aggressivo nelle fasce di età più avanzate mentre il decorso sembra più lieve nei bambini probabilmente per un elevato numero di linfociti che sembrano aggredire l’infezione. Al contrario, i soggetti con malattie concomitanti – come neoplasie, scompenso cardiaco, BPCO ed insufficienza renale – ed i soggetti con riduzione delle difese immunitarie hanno un più elevato rischio di mortalità. A tal riguardo, i primi dati disponibili sulla mortalità legata alla COVID-19 (circa 2% secondo le stime dell’OMS) sembrano essere di gran lunga inferiore alla SARS e al MERS (rispettivamente 9.6 e 34.4%). 

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Meglio non andare subito in ospedale. Per il vaccino bisogna attendere il 2021

Bisogna considerare che anche l’influenza stagionale è responsabile di un numero considerevole di decessi (circa 70.000 previsti quest’anno solo in Italia) nonostante la bassa mortalità (circa 1 decesso ogni mille casi). La diagnosi viene posta attraverso una tecnica denominata reazione a catena della polimerasi inversa che deve essere praticata su un campione biologico del paziente (tampone faringeo, muco, espettorato, broncoaspirato). In Campania, l’unico centro autorizzato all’esecuzione del test è l'Unità di Microbiologia e Virologia dell’Ospedale Cotugno. L’indicazione al test tuttavia deve essere posta dal personale sanitario. Ad oggi non esistono terapia note efficaci né per la prevenzione né per il trattamento da coronavirus pertanto non è raccomandato andare in ospedale in tutti i casi. Le terapie antivirali, gli steroidi e antimalarici sono attualmente in fase di studio, seppur i dati sull’utilizzo degli stessi nella SARS e nella MERS non siano particolarmente incoraggianti. Per il vaccino ci sarà da attendere almeno fino al 2021. 

In Italia il maggior numero di tamponi effettuati

L’Italia, ad oggi, rappresenta la nazione con il maggior numero di nuovi casi diagnosticati dopo Cina e Corea del Sud; questo fenomeno può risiedere sia in un reale diffusione elevata della patologia sia nella elevata accuratezza diagnostica – l’Italia è la nazione in occidente con il maggior numero di tamponi effettuati. Le iniziative del governo nel cercare di arginare la diffusione dell’infezione sono state puntuali anche se è verosimile pensare che assisteremo ad una quasi inevitabile aumento dei casi nelle prossime settimane. 

Evitare viaggi nelle zone rossa, ma niente panico

Pertanto a fronte di una patologia infettiva che si diffonde a cosi grande velocità bisogna utilizzare tanta prudenza e non generare allarmismi ingiustificati (spesso fondati sulla mancata distinzione fra casi sospetti e casi accertati). L’invito delle autorità sanitarie che mi sento di sposare è quello di evitare viaggi nelle Regioni interessate dall’epidemia, evitare contatti con pazienti che sviluppano sintomi influenzali, lavarsi spesso le mani ed evitare luoghi sovraffollati.

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Fabio Perrotta, ricercatore casertano di Malattie dell'Apparato Respiratorio presso Dipartimento di Medicina e Scienze della Salute "V. Tiberio" della Università del Molise

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