Il presidente del Consorzio fa ricorso contro... il Consorzio: esplode la bufera

Raimondo aveva chiesto l'intervento del Consiglio di Stato per poter produrre mozzarella senza marchio nello stesso stabimento della Dop. Puoti: "E' incompatibile con la carica"

La Mozzarella di Bufala

Confagricoltura fa la voce grossa e chiede l'incompatibilità dell'attuale amministrazione del Consorzio della Mozzarella di Bufala. Questo perchè il presidente dell'organo di tutela della dop Domenico Raimondo ed il consigliere Antonio Sorrentino, insieme all'ex vicepresidente Vito Rubino, hanno impugnato dinanzi ai giudici amministrativi la normativa ministeriale con cui si intende tutelare proprio l'oro bianco casertano. Un ricorso dal Consorzio contro il Consorzio stesso.

IL RICORSO

Alla fine di agosto i giudici del Consiglio di Stato si sono espressi sull'istanza presentata dalle aziende Mail, del presidente del Consorzio Domenico Raimondo, Caseificio Cirigliana, dell'ex vice presidente del Consorzio Vito Rubino, e Sorì Italia, del consigliere del Consorzio Antonio Sorrentino, contro il Ministero delle Politiche Agricole e lo stesso Consorzio (non costituitosi in giudizio).

Materia del contendere era la legittimità costituzionale della normativa che prevede la lavorazione in "stabilimenti separati" di prodotti "dop", e quindi realizzati con latte di bufala campana, e "non dop". Norma che vieta "la detenzione e lo stoccaggio di latte proveniente da allevamenti non inseriti nel sistema di controllo della Dop mozzarella di bufala Campana". Questione sulla quale i giudici del Consiglio di Stato, nel confermare la sentenza del Tar pronunciata nel novembre 2015, hanno ribadito la legittimità costituzionale della norma che serve a garantire "la sicurezza alimentare dalle contraffazioni e, dunque, il consumatore finale. In una logica di contemperamento fra valori di rilievo costituzionale la compressione del diritto di libertà economica e di libera organizzazione imprenditoriale ex art. 41 Cost non può essere predicata in modo incondizionato, incontrando piuttosto specifici limiti nella compatibilità con le strategie aziendali dell'operatore subentrante e - più in generale - nell'identità di ratio e di oggetto di tutela".

I giudici, inoltre, hanno chiarito come "il regolamento ministeriale attuativo n. 76262 del 2014 non ha affatto imposto l’utilizzo di stabilimenti separarti per la produzione di mozzarella Dop e per quella non Dop ma – proprio sotto questo profilo attenuando le imposizioni dell’abrogato art. 4 quinquiesdecies, d.l. n. 171 del 2008 – solo di “spazi” separati".

RINVIO ALLA CORTE EUROPEA

Nella stessa sentenza i giudici hanno rinviato alla Corte di Giustizia Europea la questione in quanto le restrizioni imposte dalla legge nazionale si porrebbero "in contrasto con la normativa europea, che pone come suo principale obiettivo quello della valorizzazione del prodotto "protetto" come complemento alla politica di sviluppo rurale e alle politiche agricole, soprattutto delle aree svantaggiate, quale è la Regione Campania".

CONFAGRICOLTURA: "SONO INCOMPATIBILI"

"Questo è uno dei tanti e continui tentativi di modifica del processo di produzione della mozzarella di bufala campana DOP, definito dal relativo Disciplinare. Latte congelato, mozzarella congelata, "filone " per il settore horeca, le principali richieste di modifica del disciplinare nel tempo - si legge in una nota del presidente di Confagricoltura Raffaele Puoti - Tutte modifiche che stravisano la Mozzarella. Presentate e sostenute da molti, interessati solo a utilizzare e a vendere quel bollino che la maggior parte dei consumatori riconosce in quelle caratteristiche del prodotto definito da una storia, da una cultura e da una tradizione di un processo produttivo, riconosciuto con la Denominazione di Origine Protetta. Le Istituzioni sovraordinate prendano atto di questo ennesimo tentativo di bloccare il processo di tracciabilità della produzione della mozzarella di bufala campana DOP e si adoperino affinché le norme legiferate siano applicate senza se e senza ma e dichiarino, inoltre, incompatibile l’attuale amministrazione del Consorzio di Tutela per questi fatti. È l’ennesima volta che questa attuale e passata governance del Consorzio dimostra la sua chiara intenzione di modificare una storia, una cultura e una tradizione di un processo produttivo per solo fini commerciali, contrariamente a quanto dettato dai fini istituzionali del Consorzio e dalle ragioni di un marchio D.O.P.".

LA POSIZIONE DEL CONSORZIO

Intanto dal Consorzio della Mozzarella fanno sapere come i ricorrenti e vertici dell'organo di tutela abbiano rinunciato al ricorso dinanzi alla Corte di Giustizia Europea essendo ormai la questione, impugnata 3 anni fa, ormai superata. Gli stabilimenti si sono adeguati alla normativa con spazi diversi per la lavorazione di prodotti "dop" e "non dop". Inoltre storicamente all'epoca in cui fu avanzato il ricorso era in atto una vera e propria battaglia tra il Consorzio di Tutela ed il Ministero delle Politiche Agricole con il clima che oggi sembra essere più disteso ed il venir meno dei presupposti, anche politici, della prosecuzione della lite giudiziaria.

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