Ex Canapificio, tutte le tappe del mancato accordo. Parte il lavoro dei tecnici dopo il sequestro

Il dirigente regionale ha spiegato in una dettagliata nota quello che è accaduto dal primo atto di sgombero recapitato all’associazione

Il gazebo davanti ai locali dell'ex Canapificio

L’associazione “Comitato per il Centro Sociale” che aveva in gestione l’ex Canapificio di Caserta era a conoscenza dei problemi presenti all’interno della struttura di viale Ellittico dal novembre 2017 e se non si è riusciti ad arrivare ad un accordo per un nuovo comodato è perché la stessa non ha prodotto “idonea e pertinente documentazione al fine di valutare la possibilità di legittimare la presenza dell’associazione nell’ex Canapificio”. E forse questo passaggio avrebbe potuto evitare il sequestro chiesto ed ottenuto dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere. 

A metterlo nero su bianco è l’avvocato Silvio Uccello, direttore generale Risorse Strumentali della Regione Campania, che ha inteso rispondere così alla richiesta di chiarimenti che gli è stata avanzata nei giorni scorsi dal consigliere regionale Gianpiero Zinzi che, pur non essendo propriamente sulla stessa linea politica dei volontari (praticamente tutti di ambienti di sinistra) ha inteso comunque prendere a cuore le sorti dell’ex Canapificio soprattutto per le attività svolte, come ad esempio il progetto ‘Piedibus’, che, sottolinea Zinzi, “rivestono un ruolo di notevole importanza nel tessuto sociale del Capoluogo”.

Nella lettera firmata dall’avvocato Uccella emergono chiaramente le tappe della vicenda, che parte dal 2006, con l’affidamento all’associazione dell’ex Canapificio in comodato d’uso gratuito, con un rapporto che inizia a diventare teso quando nel luglio 2014 arriva la disdetta del contratto per “sopraggiunte esigenze di utilizzazione ai fini istituzionali”. Tra atti ufficiali e blitz nella struttura, trascorrono altri quattro anni nei quali la Regione prova anche a sgomberare l’associazione, costringendo anche la Prefettura di Caserta a chiedere di essere “dettagliatamente informata” visto che l’azione avrebbe potuto creare “ripercussioni sull’ordine pubblico”.

Ma in realtà, secondo quanto ha messo nero su bianco il dirigente della Regione Campania, l’accordo si sarebbe anche potuto raggiungere. In particolare dopo l’incontro dell’8 agosto 2018 (a cui era presente anche il Comune di Caserta, più volte tirato in ballo anche dai volontari) quando nel corso di un summit col vice presidente Fulvio Bonavitacola si decise di arrivare ad un contratto-bis. “Il vice presidente invitata la Direzione Generale Risorse Strumentali a porre in essere le procedure necessarie alla regolarizzazione dei rapporti con l’associazione. Su tale invito la Direzione Generale ha esortato l’associazione a produrre idonea e pertinente documentazione al fine di valutare la possibilità di legittimare la presenza dell’associazione presso l’ex Canapificio. Tuttavia -scrive l’avvocato Uccello - l’associazione non ha prodotto in tempo utile quanto chiesto per cui è continuata l’occupazione sine titolo della struttura e l’amministrazione (regionale, nda) sta proseguendo nelle attività giudiziarie per il rilancio”. 

L’ultimo atto è quello poi da tutti conosciuto: il sequestro chiesto ed ottenuto dalla Procura, che ha spinto la Regione Campania a nominare propri tecnici di fiducia per un sopralluogo che avverrà proprio in questi giorni, nel corso del quale si capirà quali saranno gli interventi da adottare per poter mettere in sicurezza la struttura per permettere il dissequestro definitivo.

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