Appello alla Soprintendenza per fermare il biodigestore

Istanza di Comuni e comitati all'organo di tutela: "Viola il piano paesaggistico"

I Comuni ed i Comitati si appellano anche alla Soprintendenza

Appello alla Soprintendenza per bloccare il biodigestore di Ponteselice. E' questo il "piano B" dei comuni di San Nicola la Strada, Recale, Casagiove e Capodrise, insieme a Speranza per Caserta, al circolo di Legambiente Caserta ed alcuni comitati civici che hanno dato ampio incarico al legale Paolo Centore per fermare la realizzazione dell'impianto per lo smaltimento di circa 40mila tonnellate annue di rifiuti umidi che il Comune di Caserta intende costruire nell'area industriale.

L'istanza propulsiva (questo il nome tecnico dell'atto) verrà protocollata nei prossimi giorni, secondo quanto rivela lo stesso legale, in attesa che il Consiglio di Stato decida sulla questione, con l'udienza che si celebrerà dinanzi ai giudici del secondo grado di giudizio amministrativo tra gennaio e febbraio. Intanto i ricorrenti, dopo la sentenza sfavorevole al Tar, si rivolgono alla Soprintendenza chiedendo un parere "ufficiale". Il motivo risiede proprio negli atti del progetto del biodigestore di Ponteselice che violerebbe, per dimensioni, il Piano Territoriale Paesaggistico d'ambito Caserta-San Nicola la Strada, il cui organo di controllo è proprio la Soprintendenza.

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"Il piano - spiega il legale - prevede la realizzazione di capannoni non più alti di 7 metri mentre il biodigestore ha un'altezza, da progetto, di 10 metri a cui vanno aggiunti i 5 metri delle canne fumarie". Con l'istanza si intende far uscire dal silenzio una Soprintendenza evidentemente più interessata ai tavolini dei bar e latitante, invece, sulla realizzazione di un impianto rifiuti a due passi dalla Reggia di Caserta. 

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