Ex comandante sospeso, l’Anac boccia il Comune: “Provvedimento ritorsivo”

L’autorità anticorruzione dà ragione a Di Nardo e condanna la dirigente a pagare una sanzione pecuniaria

L'ex comandante della polizia municipale di Mondragone Antonio Di Nardo

I provvedimenti sanzionatori adottati dall’ufficio procedimenti disciplinari del Comune di Mondragone nei confronti dell’ex comandante della polizia municipale Antonio Di Nardo sono di “natura ritorsiva”.

A metterlo nero su bianco è l’Anac, l’autorità anticorruzione presieduta fino a poche settimane fa dal magistrato Raffaele Cantone. Uno degli ultimi provvedimenti della sua gestione è una ‘mazzata’ per il Comune guidato dal sindaco Virgilio Pacifico: l’Anac infatti nella delibera depositata nei giorni scorsi e firmata da Cantone condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria da 5mila euro la dirigente “in qualità di firmataria dei provvedimenti dichiarati ritorsivi”.

Nel procedimento aperto dall’Anac si contesta in particolare la mancata applicazione dell'articolo 54 bis in favore dell’ex comandante Di Nardo, ovvero la tutela per chi denuncia illegittimità. Di Nardo, oggi in servizio a Minturno, aveva infatti denunciato dei vigili urbani e poi in seguito anche gli stessi colleghi capi area e, quindi, da subito non avrebbe potuto essere sottoposto a procedimento da parte della Commissione disciplinare.

L’ex comandante in una lettera denunciò come alla base della sua rottura con pezzi dell’attuale amministrazione comunale di Mondragone vi sia stata la sua decisione di aprire indagini su operatori di polizia municipale e dipendenti comunali dell’Ente. La sua colpa, stando alla versione fornita da Di Nardo, sarebbe stata quella di contestargli, con la minaccia del licenziamento, una prescrizione del codice di comportamento per non aver segnalato al segretario generale ed al sindaco Virgilio Pacifico di aver denunciato soggetti, “nonostante l’obbligo del segreto istruttorio”, sottolineava Di Nardo

Nella delibera di condanna al pagamento della sanzione pecuniaria Cantone parla espressamente di “errori commessi dall’ufficio procedimenti disciplinari talmente grossolani da far ritenere pretestuosi e ritorsioni i provvedimenti adottati nei confronti di Di Nardo”.

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