Rischio frane, a Caserta un'emergenza che riguarda oltre 12mila abitazioni

I dati dal monitoraggio Ispra: il 5,7% della case in zone a rischio molto elevato

Il 60,2% del territorio regionale della Campania è a rischio frana, contro una media nazionale del 19,9%. Il 19,6% presenta un livello di pericolosità da frana elevato o molto elevato, più del doppio della media nazionale, fermo all’8,4%. Sono alcuni dei dati presenti nell’ultimo monitoraggio 2017/2018 dell’Ispra e commentati da Antonio Lombardi, presidente di FederCepi Costruzioni, che chiede “un piano per la messa in sicurezza del territorio”.

l problema interessa 302.783 residenti in Campania: 116.115 famiglie, il 5,6% del totale. Soltanto la Val d’Aosta, in tutta la penisola, presenta livelli di pericolosità superiori (81,9%). Tra le province più “a rischio”, sempre secondo l’Ispra, Avellino e Salerno, con il 23,3% e il 22,5% del territorio. Un quadro davvero preoccupante: 90.789 edifici in Campania sono in zone a rischio molto elevato ed elevato (P3 e P4), l’8,6% del totale (dato Italia: 550.723 edifici 3,8% del totale). A Caserta il 5,7% (12.089), a Benevento l’11,2% (11.096), a Napoli 16.032 (13,1%) a Salerno 19.373 (12,8%).

“Eppure a fronte di una situazione così palesemente preoccupante - spiega Lombardi - la politica stenta ad adottare interventi incisivi: basti pensare che rispetto al 2015, in Campania appena 11 km quadrati sono stati messi in sicurezza, con un miglioramento della rischiosità di appena lo 0,1%. I dati predetti, ma anche gli ineluttabili costi di ripristino successivi agli eventi drammatici patiti, dovrebbero essere di monito ed insegnamento: negli ultimi dieci anni il nostro paese ha dovuto spendere oltre 40 miliardi di euro. Negli ultimi tre anni la media annua di spesa per il ripristino dei danni si è attestata a 7,5 miliardi l’anno. Tralasciando il dolorosissimo tributo in termini di vite umane, davvero pesante: trenta soltanto nell’ultimo anno”.

Per Lombardi le opportunità per porre fine a questi disastri vi sarebbero, basterebbe però sfruttarle adeguatamente. “Nella sola programmazione POR-FESR 2014-2020 – spiega il presidente di FederCepi Costruzioni - le risorse che a vario titolo possono essere appostate su interventi di mitigazione del rischio idrogeologico ammontano ad oltre 1,4 miliardi (tra Asse 10 per lo sviluppo urbano sostenibile, Asse 6 per la tutela e la valorizzazione del territorio, e Asse 5, specifico per la prevenzione dei rischi naturali ed antropici).Ma siamo ormai ben oltre la metà di quella che dovrebbe rappresentare la fase “attuativa” del programma. Ad appena due anni dalla scadenza occorre una tempestiva e vigorosa accelerazione delle procedure affinché ai programmi ed ai progetti (ove esistenti) conseguano finalmente cantieri ed opere. Che quanto accaduto in Veneto ed in Sicilia sia da monito in una Regione come la nostra che presenta addirittura livelli di rischio superiore alle aree interessate dalle recenti calamità”.

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